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Visualizzazione post con etichetta Lui che c'è che non c'è: che manca. Mostra tutti i post
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giovedì 14 giugno 2012

Dialoghi

- Cosa dici, verrà?
- Non credo
- Ma perchè?
- Perchè l'hai lasciato. Nel suo mondo tu sei una grandissima stronza, la regina delle stronze, la più grande s..
- Ho capito! Beh, io ci spero. Dici che dovrei far in modo che sappia quand'è?
- NO! Se vuole sa dov'è pubblicato il calendario. Stai ferma.
- Sai che insieme a Mater e a te è l'unica persona che vorrei veramente ci fosse?
- Lo so
- Lui in questi tre anni è stato il mio mondo intero. Vorrei che venisse, vorrei semplicemente che venisse per me.
- Però tu sai che se non viene lo fa solo perchè sa che ci saranno tutti. Poi sa che ci sarò io, Lei K e Lei S. Se tu fossi sola verrebbe, ma affrontare tutti sarebbe una bella botta, poi correndo il rischio che tu gli dica "non ti voglio qui".
- Se lo vedessi gli salterei in braccio
- Lo so io e lo sai tu. Lui non lo sa. Lui sa che gli hai detto che non sei più innamorata come lo eri prima.
- Non verrà, vero?
- No, non verrà

martedì 1 maggio 2012

Did the wind sweep you off your feet?

C'è che io ti ho capito.

Tu con quella faccia. Tu e quel sorriso. Tu e quel maledetto ascendente su di me.
Tre anni fatti di tutto rovinati da te e dal tuo non saper dare priorità alle cose, alle persone, ai sentimenti.
Per mesi mi sono presa parte della responsabilità: se hai dovuto cercare qualcosa in Quella là era perchè io non ti davo abbastanza. Mi sentivo colpevole quanto te. Ci ho messo tanto a capire che quel senso di inferiorità era sbagliato.
Quel sentimento che mi ha detto "prova a perdonarlo" c'è ancora e tutto il giorno urla "lasciami tornare tra le sue braccia, perchè tutto sommato sto bene tra quelle braccia". Quel sentimento parla in continuazione, ma soffocarlo è la nuova sfida.

Siamo stati bene. BENE non riesce neanche lontanamente a rendere tre anni di vita insieme, ma non credo esista una parola che possa racchiudere questo tempo, quelle emozioni, quei sentimenti e quel piacevole batticuore che ti attesta in continuazione che sei vivo.

Ma è tempo di prendere strade diverse e tu non vuoi dirlo, ti barrichi dietro un "è questione di tempo" invece succede che io e te, quel bellissimo ed emozionante io e te non c'è più. Sei spaventato. Ti arrabbi perchè io non so aspettare. Urli che non è così che doveva andare. Mi ripeti che il tuo è stato uno sbaglio e tutti possono sbagliare. Piangi e io mi sento la cattiva.
Io con me  trascino tutti i ricordi più belli, voglio portarmi via solo quelli, il rancore e le lacrime preferisco perderli strada facendo, ma il resto ti prometto che lo terrò con me.

A 22 anni e tre quarti non ci si può accontentare. Non si può farlo nemmeno a 23. Voglio una persona vicino che mi faccia scoppiare il cuore, una persona da vivere completamente e non mi tenga nascoste le sue debolezze e le sue paure. Voglio far mie le sue debolezze e aver paura quando anche lui ne avrà.
Voglio fondere me stessa con quel qualcuno. Guardami pure sbigottito, perchè non mi vedrai più dipendente dai tuoi umori.

Sei sfuggito dai nostri problemi per mesi e adesso ti stupisci e bisbigli "ma dimmi il perchè".
Io che per tre anni mi sentivo indispensabile per la tua felicità adesso voglio tornare a cercare quella botta nello stomaco che c'è stata tra di noi. Quell' amore forte, cieco, veloce, temerario che adesso non abbiamo più.

Mi avevi lì. Ero lì con te, ma non ti è importato, è bastato un attimo ed ecco Quella là affacciarsi. Si è intromessa nel nostro mondo, ha fatto piazza pulita dei nostri progetti, ha spezzato i sogni e rubato i tuoi gesti più intimi e tu le hai consentito tutto questo. Con lei hai rovinato il rapporto di fiducia totale che avevamo costruito con il tempo.
Cosa ti aspetti adesso da me?

Io bisogno di crederci ancora, devo convincermi che quell'emozione in qualche modo tornerà. E lo farà.


martedì 3 aprile 2012

Brutta cosa la dipendenza

Ci vediamo. Ci telefoniamo. Ci scriviamo.
Sembriamo felici. Sembriamo aver superato i problemi. Sembriamo voler voltare pagina.
Sappiamo che non è facile. Sappiamo che i problemi non sono superati. Sappiamo che il passato pesa.
Parliamo di film. Parliamo di oggi. Non parliamo di noi.
Affrontiamo le piccole sfide giornaliere. Non affrontiamo cosa ci è successo mesi fa.

Abbiamo paura di cosa succederebbe se mai dovessimo sederci uno di fronte all'altra parlando del passato.
Io rimango immobile. Quando ho paura io rimango ferma, muovendomi potrei far cadere un vaso di cristallo, o le mie convinzioni.
Ferma immobile. Non chiedo, non domando.
Non sono ancora pronta a rinunciare a Lui, nonostante tutto devo ancora imparare a fare a meno di Lui.

martedì 27 marzo 2012

Pillow talking

Lui: Ehi, cos'è questo silenzio?
Io: Niente, pensavo
Lui: Ah
Io: è strano,sai. L'anno scorso mi avresti detto "e cosa pensi? Dimmelo così ci pensiamo in due e finiamo prima" invece adesso rispondi con "ah"
Lui:  io ora ho paura di quello che pensi

TicTacTicTacTicTac
Il nostro tempo sta finendo, l'ossigeno nelle nostre bombole anche e la volontà di venirsi incontro segue a ruota.
Cosa ci succede? Fermiamoci. Fermiamo tutto, usciamo dall'abisso per ricominciare a respirare a pieni polmoni. Aiutami tu, perchè sai che io non ne sarei capace.
E per piacere, ti prego, torniamo a ridere di tutto.

Ed è quando mi trovo a far paragoni tra un biscotto nel latte e la nostra relazione che capisco che dev'esserci qualcosa che non va. E la conferma ce l'ho nel momento in cui  fotografo il biscotto.

sabato 28 gennaio 2012

Il fiore più bello

Lui qualche volta mi ha regalato dei fiori. Una sera arrivò sotto alla redazione con un mazzo di gerbere fucsia miste a sensi di colpa. A. mi regalò una pianticella durante una passeggiata sulla fiera dei fiori ai Navigli, esalò il suo ultimo respiro dopo una settimana, un po' come il nostro rapporto singhiozzante. E. ai giardini in centro a Paesuncolo raccolse una margherita, non riuscii proprio a fingere che gradivo quel gesto, molto poco spontaneo, molto poco vero. P. il mio primo e grande amore, mi fece un fiore con un pezzo di carta colorata. L'ho tenuto per tantissimo tempo in un libro, ora ho perso le sue tracce, chissà in quale libro era.



Il fiore più bello che mi sia stato regalato non è arrivato da un fidanzato, ma da uno sconosciuto. Il primo semestre del secondo anno di università andavo a lezione, sul lunghissimo viale c'è un chioschetto verde di fiori. Io come sempre cavalco sul mio passo svelto e lo sguardo già proiettato al semaforo. Arrivo vicina al chiosco e il fioraio, un uomo di colore sulla cinquantina, sta sistemando i vasi e intanto guarda verso di me. Mi avvicino e il suo sguardo è sempre fisso su di me. 

Mi fa un gran sorriso, prende un mazzettino di lavanda e si alza proprio mentre sto passando.
- La lavanda è per te, però prometti di finire il viale con un bel sorriso.

A volte basta davvero poco per rendere migliori certe giornate.







venerdì 30 dicembre 2011

Inciampando nei miei pensieri

Stanno insieme da tanto ormai. Quattro anni e mezzo. Tanti a 20 anni. Insieme sono cresciuti, insieme hanno imparato cosa vuol dire avere una relazione, insieme hanno imparato a dire si per far contento l'altro.

Hanno mosso i primi passi in un universo che sino a quel momento era a loro sconosciuto, imparando a fare i conti per due. Poi crescendo, sono usciti dal loro amore su misura e hanno conosciuto un mondo pieno di nuove esperienze che li aspettava e ci si sono buttati: Lui e i suoi eccessi, Lei che subiva il fascino di chi tornava a corteggiarla.

Così sono arrivate le incomprensioni, i litigi e il riversarsi addosso il malcontento. Si sono presi e lasciati per settimane e settimane: "non buttiamo via tutto. Abbiamo quattro anni alle spalle, riproviamoci".
Il proposito era il più nobile e anche gli intenti, ne sono certa.

È passato qualche mese e Lei è tornata a sorridere, a chiamarmi in preda alle emozioni, come se le riscoprisse per la prima volta. 
"Mi capisce, mi ascolta, mi riempie di complimenti e mi tratta come se esistessi solo io nel suo mondo" e diventa rossa quando ne parla e sorride come una bambina, sorrisi senza secondi fini, solo sorrisi.

Chi è tornato a farla sorridere non è la persona che ci si aspettava. R., un amico, che da sette anni aspetta il momento di farsi avanti. "
Ti sto aspettando da così tanto che non ti lascio più andar via", invece come da programma oggi è partita con chi non la fa più sorridere da tempo, per il capodanno in Trentino. 
 


Lei, lui e l'altro. Sarà la storia più vecchia del mondo, ma è sempre attuale.
Io mi perdo nei suoi racconti. Mi guardo dall'esterno emozionarmi con lei che ritrova una serenità invidiabile.
Basta un attimo e la mente va dove non vorrei. Lei ha trovato nuova linfa con una persona inaspettata e A. (il fidanzato ufficiale) non sa niente. Non immagina nulla.
Per quanto il paragone stoni e non voglia cucirmelo addosso: io ero come A. esattamente come A.
Ora nei nostri discorsi A è quello "cattivo". Lascialo! È la parola d'ordine.
"te ne ha fatte d'ogni, un po' se lo merita" qualcuna mette il carico da cento e io con i miei pensieri voliamo altrove.
Come Lei forse anche Lui, il mio Lui, a maggio è tornato a star bene.
Come Lei anche Lui si è riscoperto innamorato delle piccole cose con una persona nuova.
Come Lei anche Lui non riusciva a lasciarmi.

Io non ce la farò mai a superare quell'ostacolo, ci sto provando con tutto il cuore, ma non ci riesco. Lei mi parla di come R. la faccia star bene e io mi chiedo cosa facessi per rendere Lui così infelice da dover cercare di sorridere con un'altra. Se Lui mi avesse parlato avremmo trovato una soluzione, se mi avesse sbattuto in faccia quello che provava avrei lottato per Noi. Invece no. Invece mi ha fatto trovare il danno fatto. Completamente all'oscuro. Lei mi chiama in preda alle sue ansie, mi dice "cosa faccio? Non riesco nemmeno a guardarlo in faccia" e io che inizio a piangere vivendo quella situazione da un punto di vista nuovo, pensando a quante volte Lui mi guardava e mi mentiva, a quante volte avrebbe potuto dirmelo, a quante volte mentre io pontificavo il futuro Lui aveva la mente altrove e a quante volte ingenua chiedevo "cos'hai fatto oggi?" e mi sentivo dire bugie su bugie senza mai dubitare, perchè mi fidavo di Lui. Una carognata simile ero convinta che non me l'avrebbe mai e poi mai fatta.

mercoledì 14 dicembre 2011

#leaveamessage

Iniziativa di una ragazza piena di idee e di creatività Chiara aka Ma Che Davvero?
Lasciare un messaggio. Lasciare un po' di ottimismo e di sorpresa. Lasciare che qualcuno sorrida pensando a chi l'ha scritto.

Sprovvista di stampante non sono riuscita a stampare i biglietti preparati per l'occasione, ma due pagine del quadernone di filosofia del primo anno sono state utili.

Io mi sono portata un po' avanti, già il 12 dicembre ho lasciato tracce di #leaveamessage su un aereo Alitalia da Heathrow a Linate. Riposto per bene nel numero di Ulisse di dicembre ho lasciato una frase di Madame Ciccone, che passava in quel momento sulla radio.
"Beauty is where you find it"

Oggi mi sono messa all'opera: tra i banchi dell'università, nella polverosa biblioteca di scienze politiche, nelle fessure dei caloriferi nei lunghi corridoi della Statale e su un seggiolino del tram 14.

Le foto (pessime, fatte con il telefonino) verranno aggiunte.

Ho anche convinto Lui a metterne un paio a Palazzo Reale a patto che gli lasciassi autonomia su cosa scrivere e che non avrei letto.

Intanto questi i miei messaggi lasciati per Milano.




giovedì 8 dicembre 2011

Prendi un 7 dicembre a Milano.


Lui chiede dove si potrebbe andare: è il 7 dicembre, “andiamo in centro”.

E ti capita di inciampare in ragazzi seduti per terra, ordinati e in silenzio con un libro in mano. Si può trasmettere la propria idea senza mettere a ferro e fuoco le città, questo il loro messaggio.

O ti ritrovi a dare indicazioni a tifosi del CSKA Mosca seduti sui gradini del Duomo che sono attoniti dalla frenesia della piazza.

Poi ti volti e vedi tanta gente con lo sguardo rivolto all'insù. “C'è Linus con Ligabue, non lo sapevate?”. No, noi due non lo sapevamo.

Per uscire dal caos, entriamo nella galleria. Ci fermiamo vicino alle transenne dei restauratori e guardiamo quello sfavillio di luci azzurre e blu e la gente che inizia a raggrupparsi davanti ad uno schermo. Arriviamo in Piazza della Scala. Qualsiasi corpo armato italiano, aveva almeno una decina di rappresentanti in quella Piazza transennata, inaccessibile.

Il marasma di gente ci ha trainati in via Dante. Siamo arrivati al castello sforzesco senza nemmeno essercene accorti. Qualsiasi espositore era pressoché inavvicinabile, da noi che aspettavamo il nostro turno, noi che chiedevamo permesso.

Lui mi stringe la mano, ma invano, perchè in quel caos ci continuiamo a perdere, ci incrociamo con gli occhi, poi qualcuno ti spinge, o ti pesta un piede e si ricomincia a cercarsi.
Per prendere fiato, ci infiliamo in via Rovello per trovare un po' di pace davanti al Piccolo.

Lui desiderava vedere il Don Giovanni sul maxi schermo, nonostante fossi esausta di tutta quella gente, sarei rimasta lì per accontentarlo, ma a Lui di Mozart pareva non importare più nulla.
- E se andassimo a casa?

Un sorriso, riprendere fiato e poi dritti verso il tram.

mercoledì 23 novembre 2011

Meglio cambiare, no?

Non mi farò prendere dall'ansia per Londra. Non entrerò in agitazione per il cambio della carta di credito. Non mi preoccuperò di come si dovranno mitigare le liti, che poi magari nemmeno ci saranno.

Non mi preoccuperò di sapere con chi sta uscendo. E' tornato in voga il brasiliano o è nato qualcosa con l'egiziano? Mi farò i fatti miei. Zitta zitta. Perchè se poi dovessi sapere qualcosa, non sarei più capace di stare zitta.

Non domanderò a Lui se ha rivisto Quellalà dopo il fattaccio. Niente crisi di panico sul futuro. Quel che sarà, andrà bene.

Niente senso di inadeguatezza perchè Lei mi ha detto che sto sbagliando e sto facendo un errore che pagherò quando Lui farà l'ennesima ca**ata.

Non verrò nemmeno presa di striscio dalle aspettative strane e contorte per il ritorno dell' Amica svanita.

Niente pensieri, per una volta starò ferma immobile, con un pasticcino al cioccolato e uno alla fragola.

lunedì 14 novembre 2011

I suoi sensi di colpa


Conversazione avvenuta nel tragitto in macchina da MySweetHome a PaesuncoloCentro. Viaggio molto lungo, perchè trovare parcheggio il sabato è un'impresa titanica.
- Portati un cd per la macchina.
- Cioè posso decidere io il cd?
- Si
- Ma anche un cd mio mio o solo tra i tuoi?
- Quello che vuoi
- Tra tutto il panorama musicale?
- La smetti? Cerca un cd
- Ok, allora prendo il cd nuovo della Pausini. Con i sensi di colpa mi piaci molto di più!
- Che Johnny Rotten mi perdoni


Stiamo bene. So che non durerà a lungo, ma questo stato di grazia mi piace.

domenica 13 novembre 2011

L'eterno ritorno

Ci sono persone destinate a incontrarsi, rincontrarsi e scontrarsi in continuazione.
Forse io e Lui facciamo parte di questo stupido insieme.

Per un periodo ho creduto davvero che potesse essere la persona giusta. Quella con cui stai insieme una vita. Una vita intera. C'ho creduto davvero perchè con Lui i momenti più belli erano quelli solitamente noiosi. Condividevamo una quotidianità divertente e complice...poi sono arrivate le incomprensioni.

Giovedì eccoci, ancora uno davanti all'altra, per caso.
Quell'incontro fortuito è diventata una giornata dapprima di silenzi e frasi di circostanza, poi di due persone che nonostante non siano state capaci di mantenere un rapporto per questione di orgoglio, avevano nostalgia dell'altro.

"Sabato vengo a prenderti, decidi dove vorresti andare"


Paesuncolo ha sempre il suo perchè e il suo "perchè" aumenta con un iPhone e instagram.

martedì 27 settembre 2011

Mia avrebbe commentato: "la gente è stranaaaaa"

Il primo anno di università al corso di informatica, c'era un ragazzo che sebbene non rispondesse a nessuno dei miei canoni mi piaceva. Era sempre in terza fila. Tra noi c'erano sguardi languidi, saluti furtivi e nulla di più. Qualche volta in attesa che il corso prima del nostro finisse, c'era qualche scambio di parole.
Aspettavo solo un suo passo.

Aspettando è arrivato S che in men che non si dica mi ha travolto con i suoi modi di fare che non avevano nulla in comune con il ragazzo della terza fila.
S non credo abbia mai conosciuto la timidezza o la paura di ricevere un sonoro NO. Intraprendente, espansivo, amico di tutti, avrebbe attaccato bottone anche con le macchinette se solo quelle gli avessero potuto rispondere. Chiamava le collaboratrici scolastiche (aka le bidelle) per nome. Teneva banco con tutti, il mio esatto opposto.
S mi ha chiesto di uscire sei volte. Solo alla sesta ho risposto di si. I motivi sono comprensibili speravo ancora che dalla terza fila arrivasse qualche proposta indecente e poi S era troppo diverso da me.

Dalla terza fila nessun segno. La costanza di S era ammirevole. Lì è iniziato tutto, ma questa è storia.

Oggi in università ho rivisto il ragazzo delle terza fila. Non l'avevo più rivisto. Eravamo entrambi ad aspettare fuori da un ufficio, così ironia della sorte abbiamo iniziato a parlare, come non eravamo mai riusciti a fare all'epoca.
Dopo aver parlato di corsi, esami, relatori, tesi, magistrale e dopo che ha tentato di rubarmi il libretto se n'è uscito con:
- Il primo anno pensavo che tra noi sarebbe nato qualcosa.
- Se tu ti fossi dato una mossa, non sai quanti casini mi avresti evitato.
Cosa potevo dire se non metterla sul ridere?!
Lui mi ha guardata con un grande punto di domanda. Ha balbettato qualcosa che non ho capito, poi fingendo di dover fare una telefonata si è allontanato e non è più tornato.

Non pensavo l'avrei mai detto, ma nonostante tutto menomale che sono uscita con S.

giovedì 22 settembre 2011

E la rinnovata sensazione di essere un po' soli

C'è chi oggi è tornata laggiù, la rivedrò tra qualche mese.
C'è chi è vicina, ma distante con il cuore e la testa.
C'è chi a volte non capisco, le voglio bene, ma in certi momenti abbiamo idee e stili di vita talmente distanti che non capisco cosa ci tenga così unite.
C'è chi parte per una nuova avventura in Germania.
C'è chi ormai da mesi è sempre più lontana e l'idea di un riavvicinamento è sempre più remota.
C'è chi ormai non ha più i lineamenti del viso impressi a fuoco nella mia mente.

C'è che una stretta allo stomaco mi ha preso quando meno me l'aspettavo, c'è che devo ancora imparare tante cose, c'è che devo iniziare a dire "mi manchi".
C'è che non so cosa ne sarà delle mie decisioni, c'è che sto iniziando a familiarizzare con il caos che regna incontrastato nella mia mente.


C'è che ci sono delle cose che non voglio dire. C'è che a volte l'alternativa mi manca. C'è che quel groppo in gola di sera è più difficile da mandare giù. C'è che piangere in doccia è molto più facile, c'è che dire "va tutto bene" è più comodo. C'è che di qualsiasi colore io dipinga le unghie, non cambia l'umore.

C'è che il nome che compare sul display quando il telefono squilla, non è il nome che vorrei leggere. C'è che parlare del tempo risolve molte situazioni.

C'è che è vero che i sogni prendono forma ogni giorno, ma oggi non è il mio turno.

giovedì 18 agosto 2011

Siamo come il sole a mezzogiorno



Non mi è più concesso delegarti i miei casini, mi butto dentro vada come vada

domenica 3 luglio 2011

E uno stupido paio di occhiali rosa a forma di cuore

Tutto è nato per caso. Sembrava quasi uno sbaglio, ma fortunatamente ci siamo buttati di testa in quello sbaglio trasformandolo nello sbaglio più bello che ci potesse capitare.

Tu piacevi a chi io non avrei mai potuto fare un torto. Eri nel limbo di quelli su cui farci anche solo un pensiero era moralmente punibile.

Ancora eravamo nella nostra piccola succursale universitaria e Lei ti guardava con occhi sognanti, ti vedevamo giocare a calcio nel giardino con i tuo amici usando la stagnola del panino e lei già s'immaginava il colore degli occhi dei vostri figli. Parlavi con lei, sorridevi e io rimanevo un passo indietro, perchè mi ero accorta di quanto mi piacesse quel sorriso.

Tu in aula studio, io a lezione di Storia. Esco per andare in bagno, macchinette deserte, come non approfittare, mi godo lo spettacolo del soppalco vuoto ed eccoti sbucare da un'aula studio.
- Ciao
- Ciao
- Cosa ci fai qui da sola?
- Niente, devo rientrare in aula. Siamo nel bel mezzo della seconda guerra mondiale.
- Fermati un attimo, tanto i tedeschi perdono. Ti vedo tutti i giorni e non so nemmeno come ti chiami.
- S
- Non riesco mai a trovarti da sola, sei sempre in schieramento con le altre del primo anno. Dopo Storia cos'hai?
- Pranzo e filosofia
- Mangiamo insieme?
- No. Adesso devo rientrare.
Ti ero parsa altezzosa e antipatica, anzi come mi hai detto poi “una str**** stretta in un paio di jeans”.

Dopo meno di un'ora pranzavo fuori con le compagne di corso, tra cui Lei e tu sei arrivato. Lei è scattata in piedi come una molla. Tu l'hai salutata e ti sei rivolto a me “allora la guerra è finita come ti avevo detto io o ci sono cambiamenti?”.
Tutte si sono girate a guardarmi. Lei è intervenuta raccontandoti la lezione.

Non ti sei fatto scoraggiare. Ti piaceva l'idea che ti dicessi di no, volevi farmi cadere tra le tue braccia.
A Lei piacevi davvero. Tu non facevi nulla per farle capire che da parte tua non c'era che un'amicizia. Ogni volta che mi staccavo dalle ragazze, tu zompettante arrivavi e mi chiedevi di pranzare insieme. E la risposta era rimasta NO. Poi, si dice per caso, ma io non credo sia così, io le mie amiche siamo andate a mangiare davanti all'università e tu e i tuoi amici dopo 5 minuti eravate al tavolo vicino che dopo altri 5 minuti era diventato un tavolo unico e sempre per caso tu eri seduto vicino a me.
Su un tovagliolo di carta hai scritto “alla fine ce l'ho fatta a portarti a pranzo”.
Io in vistoso imbarazzo, Lei ormai aveva capito e tu gongolavi.

Lei è venuta da me “Tranquilla, il mio era un amore platonico. Visto da vicino non è nemmeno così bello. Poi è anche scarso a giocare a calcio. Se te l'ha chiesto, esci, io ho visto bene il suo amico e credo ci farò un pensierino”

Era dicembre. Dopo pochi giorni le lezioni sarebbero finite e tutto andava in pausa fino a metà febbraio.
- Non ha senso iniziare nulla ora. Le lezioni finiscono e abitiamo lontani. Ci vediamo quando ricominciano le lezioni e vediamo cosa ci succede.
Credevo che tu non avresti mai aspettato tutto quel tempo, che a febbraio non ti saresti nemmeno ricordato il mio nome.


Così non è stato e il primo giorno del secondo semestre tu eri lì ad aspettarmi.
- Oggi pranziamo insieme.

Da lì è iniziato il NOI. Non lo sapevamo, io credevo che la tua era solo smania, non sopportavi che io potessi dirti NO, invece dopo poco tempo guardandoci indietro avevamo fatto già tantissima strada. Sfruttavamo tutto il tempo che avevamo. Andavamo insieme alla scoperta di cose nuove, in un rapporto che stava diventando grande.
L'estate è arrivata in un batter d'occhio e con lei anche la prima piccola esperienza di convivenza tra noi a Milano. Tre settimane insieme. Nonostante le paure, sono state tre settimane fatte di una quotidianità speciale, iniziavamo a conoscerci, credendo che non avremmo potuto scoprire di più dell'altro.
Insieme vedevamo il mondo come attraverso degli stupidi occhiali rosa a forma di cuore. Se c'era l'altro tutto era più facile.
"Attraverso quelle lenti il mondo sembrava migliore"


L'estate ci ha portato anche al mare, al lago, abbiamo sempre fatto quello che sentivamo in quel momento senza programmare nulla e andava tutto bene. Ma si sa è facile che un rapporto vada bene finchè non ci sono problemi.
Dopo un anno insieme i problemi sono arrivati, coincidendo con il ritorno di una ex troppo ingombrate. Mi sono allontanata io, per una settimana non ci siamo visti e chiamate e messaggi erano sporadici.
Proprio in quei giorni è arrivato inaspettatamente il momento in cui ho avuto più bisogno di te. Cose che da sola non potevo affrontare. Un peso sulle mie spalle troppo grande.
Ti ho chiamato : “ho bisogno di te” e senza nemmeno chiedermi perchè dopo due ore ero seduta in macchina vicino a te fuori da un ospedale.
Avevo paura di aprirmi totalmente con te perchè avresti visto anche il peggio, ma tu eri lì, mi tenevi la mano e così hai visto tutto, piangevo in continuazione e tu asciugavi lacrime, senza far domande.

La mia famiglia era allo sbaraglio, nessuno si aspettava nulla, non riuscivamo a farci forza l'uno con l'altro, riuscivamo solo a puntare il dito e darci la colpa, com'era potuto accadere che nessuno si fosse accorto di niente. Avevamo così tanti sensi di colpa che l'unico modo era dare la responsabilità agli altri.

Tu c'eri, nonostante io ti avessi allontanato da me, tu sei tornato e rimasto con me. Mi obbligavi a mangiare e quando stavo male da vomitare tutto, tu in silenzio mi tenevi i capelli indietro. Con il tempo mi hai risollevata, mi hai ridato quegli stupidi occhiali rosa a forma di cuore per farmi vedere che il mondo cambia a seconda di come lo guardiamo. Volevi farmi tornare a credere che il mondo è il posto più bello, dove i sogni si realizzano e dove sorridere è quello di cui c'è più bisogno. Non siamo più tornati i NOI di prima, avevamo condiviso talmente tanto in quel periodo che nulla sarebbe più potuto essere come prima e adesso eravamo legati in un modo profondo, assoluto e totalizzante. Ti guardavo e vedevo un mondo intero. Sempre più vicini. Non avevo più paura di cosa ci sarebbe successo perchè ero sicura che insieme avremmo potuto affrontare tutto. Non avevamo più paura di dirci nulla. Anche quello di cui non andavamo fieri. Io con te al mio fianco mi sentivo completa come non ero mai riuscita a sentirmi.

Due anni e mezzo insieme sono arrivati.
I nostri problemi siamo noi. I nostri problemi sono dettati dalla paura e dalla consapevolezza. I progetti che abbiamo per le nostre vite sono diversi e per ora non ci permettono di continuare a condividere Noi. Ho sempre temuto che questo momento arrivasse. Però dobbiamo crearci un futuro. Per caso tutto è iniziato e per caso è tutto finito.

Insieme abbiamo affrontato tutto quello che la vita ci ha dato. Siamo cresciuti insieme. Anche nel momento più buio, hai trovato il modo di accendere ancora la luce nei miei occhi. Abbiamo riso tantissimo, avevi il dono di farmi sentire speciale, hai sempre capito quello che non ti volevo dire.
Io mi arrabbiavo e tu mi dicevi “adesso litigheremo, ma prima di iniziare ricordati che ti amo” e tutto finiva lì. Sapevi prendermi, mi conosci talmente bene che hai capito prima di me, che stavamo andando in due direzioni diverse.

Separarci è stato difficile e sai che rivederti per me lo è ancora. Quello sguardo e quel sorriso sono stati il centro dei miei pensieri per tanto tempo. Però adesso è giusto che ognuno trovi quella strada per cui ha sudato, ognuno dovrà provare a inseguire il suo sogno e se quando avremo fatto le nostre esperienze ci troveremo ancora vicini, beh, allora non ti lascerò più.

Perchè tu sei quello che quando una notte quando alle 2 l'ho chiamato:
- Dormivi?
- Si
- Scusa. Non lo sapevo. Però sei anche stupido, perchè tieni il telefono acceso se dormi?
- Per te. Se hai bisogno, devo esserci.

BUON VIAGGIO e adesso rimetterò ancora quegli stupidi occhiali rosa a forma di cuore per cercare di ritrovare il bello del mondo ovunque mi porterà.

Buon Viaggio, Amore!

PS "I have a feeling we're not in Kansas anymore" arriverà!

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