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mercoledì 14 maggio 2014

25 anni

25 anni e non ho mai saputo fare la ruota
25 anni e non so andare in bici senza mani
25 anni e emotivamente una tredicenne
25 anni e ho da poco imparato a deglutire le pastiglie
25 anni e un odio profondo per chi mi dice "pensavo ne avessi 18"

25 anni e non riuscire mai a digitare "sinonimo" correttamente al primo tentativo
25 anni e ancora incapace di mangiare l'insalata
25 anni e due piedi storti e sghembi
25 anni senza aver mai visto Harry Potter o il signore degli anelli o Star Wars
25 anni e canto UfoRobot senza averne mai visto una puntata

25 anni e non so nessuna canzone a memoria dall'inizio alla fine. Nessuna.
25 anni e ancora basta non dirmi gli ingredienti per farmi mangiare
25 anni e mai fumato una sigaretta, forse nemmeno sarei capace
25 anni e ancora una nebulosa nella testa su quello che voglio
25 anni e ancora miliardi di esperienze da provare

25 anni e ho letto molti meno libri di quelli che avrei potuto
25 anni e svariati titoli iridati in scelte sbagliate
25 anni e un'arte nell'espressione del "che schifo"
25 anni scanditi dalla scuola
25 anni e confondere sempre tra loro i nomi Guido e Diego

25 anni di dipendenza dalla teina
25 anni e tante cicatrici sulle ginocchia
25 anni e sul muro di casa le tacche della mia altezza segnate sulle mattonelle in cucina
25 anni a vivere di latte e grana
25 anni e auguri piccola rompiscatole

giovedì 1 maggio 2014

Questa è la storia di un phon





Un phon pure bruttino, parecchio rammendato, acusticamente ingombrante.

Quando ero una nanetta che vagava per casa con una scodella di capelli castani, in bagno avevamo un phon a parete, apposta per nanetti. Bianco, visivamente gradevole, di quelli che non deve esserci mamma lì, ma da vera bambina indipendente ci si poteva asciugare i capelli da sola.

Però c'era anche lui. Il phon grigio, quello "dei grandi", che poi "i grandi" era mamma. Quello con la spina, quello che si doveva tenere lontano dall'acqua, quello che se troppo vicino ai capelli se li mangiava e ne usciva un odorino di bruciato. Ma quel phon grigio era lì e io che da quando sono venuta al mondo voglio sempre qualcosa in più di quello che ho, non vedevo l'ora arrivasse il momento in cui avrei potuto usare anch'io non più il phon da bambina, ma il phon grigio.
Poi nonostante i presupposti non fossero dei migliori, sono cresciuta anch'io e ho iniziato ad usare il phon grigio. Grandi traguardi per basse persone.

Con il tempo il phon grigio è stata una di quelle cose scontate, appena dopo l'accappatoio, come un automatismo c'è lui e nemmeno sapevo di volergli bene.

Ora che Fratello ha lasciato la sua camera per altri lidi, Mater se n'è uscita con "diamogli il phon grigio vecchio, così noi ne prendiamo uno nuovo per noi".

Eresia! No! Mai! Quel phon non si muove da quel cassetto se non quando non esalerà più alcun soffio caldo.
Non lo voglio un phon nuovo, voglio quello.

Si, il phon grigio è ancora qui, con lo sconcerto materno, che ha ottenuto l'ennesima riprova di avere una progenie che rasenta i disturbi comportamentali.

Questa era la storia del phon o meglio, la storia di come io si attaccata a certe cose.
Perchè questo post si sarebbe potuto benissimo chiamare "questa è la storia dello scolapasta bianco".

giovedì 31 ottobre 2013

Barriere architettoniche

- Tuo fratello ha portato su sia il vetro che i piumini?
- Ma pesano poco i piumini
- No, li ha portati su oggi

It's ok

giovedì 10 ottobre 2013

La cabina

Da quando ero una nanetta alta un metro o giù di lì ho iniziato ad andare in campeggio con nonna.
La poveretta restava tre lunghissimi mesi con tre teppistelli in Romagna.
Un week end veniva mamma, un week end veniva papà, uno lo zio, uno la zia.
E ovvio il sabato era atteso con ansia, trepidazione. Andiamo alla sbarra? Possiamo andare ad aspettare alla sbarra? Stiamo lì fermissime, promesso. Non superiamo la sbarra e ogni tanto veniamo a dirtelo.
E quando quel qualcuno arrivava era festa. Arrivava con la spesa per la settimana, arrivava con qualche gioco nuovo, rigorosamente uno per uno e solitamente lo stesso ma in colore diverso per me e G.
Quando arrivava Papi ero su di giri perchè significava che ci avrebbe portato in giro con il gommone e avrei indossato quel bellissimo giubbottino arancione con il fischietto attaccato.
Quando arrivava Mater voleva dire che i nostri ristretti confini (in spiaggia a destra non superare il palo del bagno 37, a sinistra non superare il palo del bagno 35. In acqua solo tre ore dopo i pasti e solo a compiti fatti. In campeggio non si superava la montagnetta, in spiaggia senza un adulto…vade retro. In bicletta per il campeggio si, ma passare di tanto in tanto a dire nonna siamo vive)
Quei limiti con Mater sconfinavano un po', ecco, tranne i compiti, quelli anzi erano doppia o tripla razione, perchè potevamo fregare la nonna, ma Mater non la si fregava. Con Mater la domenica si andava in giro e soprattutto una volta a stagione ci portava a Mirabilandia. E Mirabilandia era una di quelle uscite da non farti dormire la sera prima per l'eccitazione e l'agitazione.
Quando arrivava zio era come se arrivasse un nostro pari, ci teneva in spiaggia non fino le canoniche 5.30, ma a oltranza, facendoci tornar su dopo le 7 con la povera nonna che avrebbe voluto ucciderlo. Lui non ci metteva la crema solare, non ci stressava con metti il cappello in testa, non ci contava le tre ore per il bagno, se non mangiavamo a pranzo, ma dopo un’ora volevamo il gelato non ne faceva un caso di stato e soprattutto ci portava a quegli scivoli ritenuti pericolosissimi da nonna. E quanto ce la tiravamo quando tornavamo in campeggio siamo andati agli scivoli d’acqua del bagno 1 e la cosa ci faceva sentire alquanto fichi all’interno del gruppo.
Quando arrivava zia per lo più non cambiava nulla, aspettavamo con ancor più ansia il week end successivo.

Ma dal lunedì al venerdì il momento più atteso dopo la baby dance e il mini club era solo uno: la cabina telefonica.
Quella povera disgraziata della nostra custode dopo averci fatto far la doccia, asciugato i capelli, cenato e fatto scegliere con la giusta dovizia per i dettagli cosa avremmo indossato per l’evento mondano che ci attendeva ci portava alle cabine telefoniche per chiamare a turno un genitore. Le liti, le corse e quant’altro, tutto non per sentire il malcapitato dall’altro capo del telefono, ma solo per mettere nel cabina i gettoni o la schedina. Appena si pronunciava la magica parola cabina, c’era la corsa sfrenata, che per lo più finiva con noi che dopo esserci accapigliati, uccisi e il più delle volte sbucciati qualche ginocchio arrivavamo e ci dovevamo mettere in fila. Le file per le cabine telefoniche erano l’incognita più incognita del mondo.
Al supermercato lo vedi dal carrello. Aspetterò 10 minuti o aspetterò un’ora? In cabina telefonica come lo si sapeva? Che ne sapevamo noi se quello davanti doveva dire un ciao, sono vivo o era una ragazza che non sentiva il fidanzato da una settimana e doveva raccontare tutto, tra cui i tradimenti consumati con gli animatori?
Noi non eravamo propriamente svegli, da metterci in tre file diverse e attendere, ma eravamo talmente rompicoglioni che qualcuno mosso da pietà ci faceva anche passare per poi pentirsi quando entravamo in cabina e si litigava.
Io faccio il numero e tu parli
Tu fai il prefisso, tu il numero e tu rispondi.
No, ha risposto ieri
Allora rispondi tu
E io? Perchè io non rispondo mai
Rispondi domani
No
E poi una volta decisi i ruoli la frase era sempre quella e quella è stata quella per anni e anni, finchè non è arrivato il cellulare.
ciao, noi stiamo bene. Stamattina siamo andati al mini club in piscina, poi abbiamo mangiato, poi abbiamo fatto i compiti, poi siamo andati al miniclub in spiaggia e abbiamo fatto il bagno, poi abbiamo fatto i balletti, poi abbiamo fatto la doccia, poi abbiamo mangiato e adesso ciao che è tardi e noi dobbiamo andare a fare la baby dance e no, non facciamo arrabbiare la nonna. Ciao.


Nonna, adesso andiamo?

venerdì 22 marzo 2013

Festa del papà, un po' dopo


19 marzo, festa del papà.

Come ogni 19 marzo ho mandato un messaggio al mio di papà. "Buona festa del papà".

Noi non abbiamo quel rapporto fantastico di cui varrebbe la pena scrivere, no, per quanto l'avremmo voluto non ce l'abbiamo, per quanto ci ostiniamo a decantarlo, quel bel rapporto padre – figlia noi non l'abbiamo mai avuto.
Ci sentiamo spesso, in continuazione, ma sempre senza dirci mai nulla. Mi chiede come sto e gli dico sempre bene. Gli chiedo come sta e dice che è un po' stanco, ma sta bene. Il nostro rapporto è basato su quello: la certezza che l'altro stia bene, anzi, la certezza che l'altro ci dica che sta bene.

Quando dopo essere andata a trovarlo scendo le scale, spesso scende con me, come se sapesse che non abbiamo finito, che c'è qualche verità in più da dirsi, ma poi mi controlla le gomme della macchina e mi ripete "piè veloce, mi raccomando, stai attenta". E con quel "stai attenta" prima di mettermi in auto finisce tutto. Finisce quel tentativo, quel tempo supplementare.
Io dal canto mio non credo di aver mai provato davvero a creare quel rapporto, nemmeno so se sarei in grado di sopportare quella complicità che forse vado cercando con lui, io sono introversa, non parlo di me, non condivido nulla ed è questione di codice genetico, perchè dall'altro capo la sinfonia è la stessa.

Mio papà non è una persona buona, forse di più, molto di più. È generoso e nonostante abbia due figli e provi a non far differenze, io ho sempre avuto una corsia preferenziale, difficilmente mi ha detto no, forse solo quando volevo un cavallo da mettere nel giardino del nonno.
In vita sua mi ha dato una volta una sculacciata e chi ci è rimasto peggio non sono stata io.
Mio papà è uscito zoppicando dal divorzio, ci ha messo tanto, troppo tempo a raddrizzare le spalle e alzare la testa e questo l'abbiamo pagato noi.
Si è trovato con due bambini capricciosi che forse nemmeno capivano cosa succedeva, ma lì, non era il momento di sopravvivere per loro, era il momento di riprendere a vivere con loro.

Mi ricordo una gita all' acquario di Genova. Una domenica a sciare. Tante fiere dei camion. I sabati pomeriggio in un negozio di modellismo dove accompagnavamo Fratello a far girare delle macchinine. Le domeniche in giro per palazzetti dello sport per le gare. Le paste al pesto. Il silenzio militare. I sabati pomeriggio in centro.

Poi credo sia la norma: si cresce e ci si allontana dai genitori. Per me non è stato così, più crescevo e più mi legavo a doppio filo a mia mamma, mi ci sono attorcigliata per anni, sempre più stretta, sempre più dipendente da lei a discapito del rapporto con mio papà, forse.
Lui non è quello che chiamo quando devo prendere una decisione, lui è quello che la viene a sapere quando si sono già esaminati pro e contro, ma questo credo sia un peso di cui faccia volentieri a meno. Forse un giorno impareremo a comunicare o forse no, forse ci accontenteremo sempre di quelle frasi spezzate dette o scritte. Quelle frasi che se fossimo un po' più onesti non si spezzerebbero dopo un "bene e tu?".
La festa del papà è passata, invidiavo un po' F che è uscita prima da lezione perchè "devo fermarmi a prendere qualcosa per il mio papà".

Domani per fare un po' ammenda di quel messaggio sciapo lo chiamo e gli chiedo se ha appurato che il pezzo mancante della mela sull'iPad non è un cristallo liquido rotto, ma il simbolo della Apple.

giovedì 22 novembre 2012

Musica

E poi ti rendi conto che l'unica frase che sintetizza il tutto è presa da una canzone di Tiziano Ferro e lì diventi preda di ansie.


E Fratello che esclama: Sono sempre le migliori che se ne vanno e sono sempre le canzoni più minc**ose quelle che ti restano in testa per giorni. Fidati non l'ho presa da un bacio Perugina, è vita vissuta e io ho vissuto 4 anni e mezzo più di te

domenica 18 novembre 2012

Aspettative

Ammetterlo con qualcuno sarebbe troppo. Infatti non l'ho fatto, sono stata attentissima a non lasciare che mi venisse posta nessuna domanda a riguardo. Si, a evitare i discorsi sono brava, a non parlare di quello che passa per la mia testa lo sono ancor di più. Forse è solo che sentirmelo dire a voce alta non sarebbe un bene per me e per quell'equilibrio emotivo che mi sono costruita sgomitando nella sua indifferenza.
Perchè è proprio quando faccio la menefreghista, quando dico "non mi fa nè caldo nè freddo" che c'è da preoccuparsi, perchè spesso nascondersi dietro quella facciata è l'unica soluzione, l'unica quando sai (perchè lo so benissimo) che qualsiasi ipotesi o aspettativa verrebbe tradita. Mi sentirei davvero stupida a cascarci nuovamente. Perchè vorrei esserne capace, vorrei davvero riuscire a cancellare tutto, ma sono un misto di cuore e lacrime quando i giochi si fanno duri e soprattutto quando c'è di mezzo lei.

Mi ha trattata male, male come non ho lasciato fare a nessun altro. E' da lei che ho sentito le accuse peggiori, le recriminazioni più insensate. Ho visto più spesso le sue spalle che il suo viso quando ero io ad aver bisogno.
Ho sempre sentito quasi un "dovere" di esserci per lei, ma lei no: io ho una mamma, lei no, potevo arrangiarmi.
Per me è sempre stato "ovvio" che dovessi esserci per lei e non è per quella questione del DNA, ma per quella questione che si chiama "aver condiviso tanto insieme".

Sono stata intrattabile un week end intero, scattavo solo dopo una parola messa giù male, ho risposto a Mater, non sopportavo nessuno, non volevo nemmeno chiamare LeiM per timore che in qualche modo riuscisse a tirarmi fuori tutto quel cumulo che mi si era creato alla bocca dello stomaco. LeiM si è dimenticata e mai sua dimenticanza fu così apprezzata.
LeiS è troppo impegnata ad avere l'esclusiva sulla tristezza per ascoltare quello che ho da dire e LeiK si sa com'è.

So già cosa mi direbbero tutti, perchè me l'hanno detto già mille volte: "lascia stare, non darle questo potere su di te".
Io non credo di averle mai dato il potere di rendermi così, se l'è preso. Ha sempre fatto così, si è sempre presa quello di cui aveva bisogno e poi se ne andava. Più di una volta mi ha esasperato, prosciugato le forze, mi ha messa nei suoi casini senza chiedermi se ci volevo entrare e poi sbatteva la porta. L'anno scorso mi ha consumata per mesi e mesi per poi partire e andarsene, scrivermi una mail piena di cattiveria e poi prendere un aereo.

Avevo qualche aspettativa per questi tre giorni? Si, ma non lo dirò mai a nessuno.
Prima dovrei ammettere con me stessa che io nonostante gli sforzi non sono quell' essere invincibile che voglio mostrare al mondo.

giovedì 23 agosto 2012

Intanto che / nel tempo in cui / nel momento in cui

Mentre aspetto la salvifica Beatrice
Mentre LeiM è triste. Per tutto.
Mentre il caldo mi vuole uccidere lentamente, senza alcun rispetto
Mentre per la prima volta compilando un inutile questionario per l'UniMi barro la casella laureata e gongolo, ma come gongolo
Mentre mi innamoro del ritorno di Batman.
Mentre mia nonna mi racconta balle e mia mamma è convinta che le stia tenendo chissà quali grandi segreti
Mentre l'odore di Dove è l'unico sollievo
Mentre l'ipercoop è il mio sogno proibito
Mentre anche iniziare una nuova serie tv sembra troppo stancante
Mentre taglio mozzarella per il riso freddo
Mentre i pomeriggi sono caldi, lunghi, infiniti, sudati
Mentre imploro inutilmente amiche, parenti e anche conoscenti di venire con me a Campovolo il 22 settembre
Mentre mangio ghiaccioli arancioni e rosa come se non ci fosse un domani
Mentre leggo documenti emanati dalla UE senza capirne nulla
Mentre rivoluziono Uzzo il blogguzzo
Mentre guardo il catalogo on line di ZaraHome e penso che un giorno lontano avrò una casa mia
Mentre il bambino dei vicini impreca in napoletano stretto e non ho le energie necessarie per cercare di tradurre
Mentre chiamo Papà per sapere come siamo messi con le isobare

Mentre ero impegnata in tutto ciò credo di aver deciso cosa fare dei prossimi due anni della mia vita.
Ma è una cosa tra me e Mater per ora. Al resto del mondo aspetto ad annunciarlo. Ancora un po'. Voglio che resti una cosa mia e solo mia ancora per un po'.

mercoledì 30 maggio 2012

Mamma

Perchè quando è la mia roccia a cedere iniziano i problemi.

Se sono io a cadere e farmi male ho sempre lei che mi viene a raccogliere o che si para davanti a me per attenuare la caduta o che mi copre gli occhi per non farmi vedere quanto il mondo possa essere duro, ma quando è lei vacillare, io sono solo preda dellle correnti.


E ho paura, una paura che si trasforma in un nodo in gola e strozza la voce, che mi fa venir voglia di piangere mentre cammino o nel momento in cui a cena lei non c'è.


Ho bisogno di te in gran forma, ho bisogno delle tue mani, dei tuoi sguardi, dei tuoi abbracci, dei tuoi sorrisi e delle tue parole.
Ho bisogno della mia mamma.

Ti ho preso il pigiama più bello, le ciabatte più colorate, i giornali di cucito, di arredamento, di cucina, di moda, di gossip, di altre amenità.

Riposati! Lascia che i dottori capiscano cosa ti è successo e poi torna a casa da me più in fretta che puoi, perchè io senza di te non so cosa fare.




Non sono del tutto convinta che sia lecito apporre una proprietà ad una foto fatta da una macchinetta a Gardaland nel lontano, lontanissimo 6 luglio del 1995.
Siamo venuti talmente bene tutti e tre che ho lasciato perdere l'idea di sbiadire i volti, che sono comunque irriconoscibili.
Il mio volto dipinto dal terrore is so cute!

domenica 13 maggio 2012

Mommy's day

Per fortuna ho te che mi tieni sempre in piedi.

Perchè mai mi avranno messo indosso una moquette?!

giovedì 2 febbraio 2012

Ti ho lasciato due cosine da fare


Qui vige la regola del post it.
Quando la mia matriarca al mattino esce per andare al lavoro, lascia minacciosi post it sul tavolo della cucina. Non c'è niente da fare, è un'esperta, potrebbe redarre un codice di comportamento su come un buon post it vada scritto.

Lei stila liste di cose da fare e quando a metà mattina telefona e io timidamente obietto parte in difesa con un "dormivi e non volevo svegliarti, così ti ho scritto due cosine da fare".
Certo, perchè se fossi stata sveglia avrei tirato in ballo qualche articolo dei diritti inviolabili dell'uomo alla seconda mansione!

Due cosine da fare? What the hell?
Quando ancora dormiente varco la soglia della cucina e intravedo il quadratino di carta bianca ogni volta sottovaluto cosa comportino quelle tre o quattro righe: mansioni eterne, si celano dietro poche righe.

- Fai la spesa
Poche lettere, tempo infinito.
- Pagare tasse dei rifiuti
 Altra mansione che potrebbe sembrare una banalità, ma la parola POSTA non va d'accordo con l'affermazione “dieci minuti e torno” sebbene l'ufficio postale disti 150 metri da casa.
- è giorno di raccolta differenziata
Questo implica che debba preparare i sacchi da portare giù la sera. Schiaccia la bottiglia, separa il tappo, sciacqua i vasetti di latta, vetro o plastica, cerca i volantini sparsi per casa.
- Metti via il bucato
Sintesi geniale! Dato che il bucato è in lavatrice ciò comporta che io prima lo debba stendere, poi ritirare, piegare e solo in ultimo mettere via.
- Sistema un po' la casa
??
- controlla se c'è qualcosa vicino alla scadenza e mangialo

A tradimento poi in fondo ad ogni post it scrive un bacio/un abbraccio/ti voglio bene.

giovedì 26 gennaio 2012

...


L'idea di te veloce com'è arrivata se n'è già andata.
A settembre non sbarcherai urlante in questa famiglia di matti, scalciando di qua e di là, non ci farai entrare nel vortice dei tuoi bisogni, non entrerai di prepotenza nelle nostre vite per cambiarle radicalmente.
Questa famiglia sentimentalmente scomposta ti avrebbe riempito di amore fino a farti scoppiare, sai.
Immaginarti mi faceva sorridere, pensare a che carattere avresti avuto, a quando ti avrei retto il gioco e tu avresti pensato "ho una zia grandiosa". Mi ero già affezionata a te, troppo presto. Pensavo a tutte le cose che ti avrei insegnato e quante ne avrei imparate io da te.

Invece adesso chissà su quale isola lontana sei. Ti stavamo per preparare un mondo e invece non ci sei più.
Avremmo ripreso le tue prime parole, i tuoi primi passi e avremmo appeso i tuoi disegni sulle ante degli armadi facendoti credere che fossero capolavori, ti avremmo amato tutti in modo viscerale.

Lei ti amava già. Era terrorizzata, ma a vent'anni lo sarebbe chiunque.
"Cosa potrò dargli? Non avrà un papà. Non ho un lavoro."
So che non ti sei fatto spaventare da quelle frasi, erano le frasi di chi ha paura, ma quando la paura è passata tu eri la ragione di tutti quei cambiamenti che aveva in mente.

L'hanno chiamata gravidanza ectopica per confonderci le idee, invece tu hai pensato che non fosse il momento per venire al mondo, in questo mondo. Hai deciso di darle il tempo che fin ora ha buttato. Hai rinunciato alla vita che avresti avuto per permetterle di riscoprire la sua, di sognare e rincorrere quei sogni.
Hai avuto il coraggio che Lei non aveva avuto.
Ora ovunque tu sia stalle vicino, ne ha bisogno.

Ciao Ometto!


"Now there's a way and I know that I have to go away"

giovedì 19 gennaio 2012

Ho un fratello

E quando uno di 26 anni (ad aggravare la situazione sottolineo quasi 27) rientra dalla spesa con ciò, quale può essere il commento?

mercoledì 11 gennaio 2012

Dovrei smettere di tentare di raccontare i sogni


Ti dico che lei aveva un cilindro in testa e lui era seduto su una zucca, ma una zucca vera. E c'era Chris Martin che in piedi su un'altra zucca suonava. Nessuno si accorgeva di Chris Martin che parlava un italiano fluente mentre suonava la fisarmonica. Sai, Io da piccola avevo una fisarmonica nera, mia mamma un giorno me l'ha messa in alto su uno scaffale così che non potessi più arrivare a prenderla, perchè soffiavo come una matta in quella fisarmonica nera lucida. Ora quel mobile non l'abbiamo più, chissà dov'è la mia fisarmonica.
E lei oltre al cilindro aveva un mazzo di funghi in mano, un bellissimo mazzo di funghi. E Chris Martin suonava la fisarmonica. E lui era seduto su una zucca.

mercoledì 23 novembre 2011

Meglio cambiare, no?

Non mi farò prendere dall'ansia per Londra. Non entrerò in agitazione per il cambio della carta di credito. Non mi preoccuperò di come si dovranno mitigare le liti, che poi magari nemmeno ci saranno.

Non mi preoccuperò di sapere con chi sta uscendo. E' tornato in voga il brasiliano o è nato qualcosa con l'egiziano? Mi farò i fatti miei. Zitta zitta. Perchè se poi dovessi sapere qualcosa, non sarei più capace di stare zitta.

Non domanderò a Lui se ha rivisto Quellalà dopo il fattaccio. Niente crisi di panico sul futuro. Quel che sarà, andrà bene.

Niente senso di inadeguatezza perchè Lei mi ha detto che sto sbagliando e sto facendo un errore che pagherò quando Lui farà l'ennesima ca**ata.

Non verrò nemmeno presa di striscio dalle aspettative strane e contorte per il ritorno dell' Amica svanita.

Niente pensieri, per una volta starò ferma immobile, con un pasticcino al cioccolato e uno alla fragola.

venerdì 21 ottobre 2011

Oggi ho ricevuto una e-mail da mia nonna

Mia nonna non è una di quelle deliziose signore anziane che si vedono al parco sedute su una panchina.
No. No. No.
Lei, se mai dovesse essere seduta su una panchina in un parco inizierebbe a commentare con vena acida e brontolona l'atteggiamento di chiunque passi (da qualcuno devo pur aver preso). Lei è una nonna in prima linea, è una piccola bulla del supermercato, che nessuno osi intrappolare lei e il suo carrello in un ingorgo. In macchina ha l'atteggiamento tipico dei rappresentanti, quelli che in auto loro malgrado ci passano le giornate e odiano quelli che invece hanno la guida da "gitarella". Al volante impreca, eh si, e i suoi massimi rivali sono i ciclisti. Odia i ciclisti di Paesuncolo (che a Milano avrebbero una vita media di 3/4 secondi, prima o poi dovrò fare un post riguardo ai ciclisti di Paesuncolo, che sono una vera razza a sè). Attacca bottone con chiunque e ovunque, per lo più iniziando con frasi che mettono in vistoso imbarazzo le sue nipoti. E' una persona che vive in anticipo, se si deve uscire alle 8 lei alle 7 è già fuori, uscivo dalle elementari alle quattro e mezza, alle quattro vedevo già la macchina parcheggiata. Dice di non sopportare la telefonata che tutte le domeniche mattina le fa sua sorella, ma se tarda o non chiama, inizia a chiedersi il perchè. Se mia nonna è sveglia TUTTI devono essere svegli e se non lo sono ci pensa lei a svegliarli con gesti che hanno poco a che vedere con la grazia di una ballerina.
Ma è anche buona, di compagnia, generosa. Per noi nipoti farebbe di tutto, come sobbarcarsi un inquilino dopo un divorzio. Per anni ha guardato con me Mila e Shiro, Piccoli problemi di cuore e Solletico. Per anni tutti i giorni mi ha portato a scuola, mi è venuta a prendere, mi ha preparato la merenda, cambiato i vestiti e poi portata a pattinaggio, rimaneva lì a bordo pista, se mi fossi fatta male doveva essere lì pronta con disinfettante, mercurio cromo e cerotti.  


E' nata e cresciuta in città, ha studiato fino ai 19 anni, quando studiare era un vero privilegio. La guerra l'ha vista, era solo una ragazzina, ma nella sua mente vive ancora l'immagine di suo padre con la schiena al muro.
Aveva solo ventun anni quando ha incontrato un ragazzo francese con il sogno di diventare pittore. Si è innamorata e dopo un anno con la mia mamma in grembo, si è sposata quel bellissimo ragazzo con la testa piena di sogni. Dopo il matrimonio ha vissuto con i suoi suoceri: una suocera che si è sempre rifiutata di imparare l'italiano e un suocero padre-padrone (così dicono i racconti).


Giovane e inesperta lavorava in una ditta di trasporti: a lei il compito tenere in riga decine di camionisti.
Ha lavorato una vita intera, i sogni libertini di quel ragazzo francese non bastavano a mettere in tavola pranzo e cena per quattro persone e poi l'ha accudito come un bambino, il suo pittore francese, quando si è ammalato. Una stanza in casa attrezzata come una camera d'ospedale. Un letto con pesanti sbarre di ferro, flebo e siringhe. Fino alla fine.
E quando suo malgrado ha smesso di occuparsi di suo marito si è fatta carico dei suoi nipoti. Ne ha cresciuti tre senza chiedere niente a nessuno. Certo, si lamentava e si lamenta ancora oggi, ma non appena le si diceva che ci avrebbero portato da una baby sitter....per carità, i suoi nipoti li avrebbe curati lei e così ha sempre fatto.


Da sempre io me l'abbraccio tutta, la stringo forte, me la stritolo bene, le do mille baci e lei che ripete "sta so de dos" (= alzati). La chiamo tutti i giorni e mi risponde dicendo "te set amò tèè" (= sei ancora tu), ogni volta che le si chiede "come stai?" non inizia elencando acciacchi legati all'età, no, non è da lei, risponde con un sonoro "me sto mei de te!"


Da quando tutti e tre abbiamo finito il liceo, quella casa si è un po' svuotata, ma lei non si è fatta scoraggiare dalla sindrome del nido vuoto: un corso di nuoto, giri al mercato due volte a settimana, spesa al supermercato e da ultimo...


"voglio un computer!"

domenica 9 ottobre 2011

Milano è un’ape impaurita vestita di seta stracciata



Settimana a Milano. Settimana di aule studio deserte, settimana di panini al sapore di plastica, settimana in cui si è assaporato l'ultimo caldo, settimana di incontri che si evitavano in modo certosino da mesi, settimana in cui ho imparato a giocare a 007 ("facciamo che finchè non vinco, mi dai la rivincita"), settimana di gite serali a Porta Genova, settimana del "ce l'abbiamo fatta", settimana che ha dato il benvenuto all'autunno, settimana del "era l'unica professoressa simpatica: la strozzerei", settimana di attese in lunghi corridoi della Statale, settimana in cui il Tappetto di 10 anni al mio canticchiare Hanno ucciso l'uomo ragno che passava per la radio dice che non sa chi sia Max Pezzali, ma canta in continuazione i Jonas Brother, settimana del gelato più buono di Milano, settimana pensando a Lei a disperarsi per un amore che si è rivelato un calesse, settimana in cui i telegiornali hanno parlato solo di Amanda&Raffaele e del partito "Forza Gnocca", ennesima settimana in cui la tesi non prende forma, settimana alla riscoperta di una vecchia canzone, settimana in cui mi sono scontrata con i rincari Trenitalia, settimana in cui in mancanza di computer ho guardato la tv, settimana in "casa colorata", settimana con un libro di Severgnini prima di dormire, settimana in cui mi sono ricordata perchè mi piace Milano e odio Paesuncolo, settimana in cui mi sono ricordata perchè amo Paesuncolo dopo sette giorni a Milano, settimana in cui Loro hanno ricominciato i corsi mentre io stavo a guardare, settimana con il timore/speranza di vederlo..
Settimana che si conclude allegramente con un gran raffreddore, mal di testa, gola in fiamme e una voce troppo limitata per i miei exploit canori nel box doccia.



giovedì 22 settembre 2011

E la rinnovata sensazione di essere un po' soli

C'è chi oggi è tornata laggiù, la rivedrò tra qualche mese.
C'è chi è vicina, ma distante con il cuore e la testa.
C'è chi a volte non capisco, le voglio bene, ma in certi momenti abbiamo idee e stili di vita talmente distanti che non capisco cosa ci tenga così unite.
C'è chi parte per una nuova avventura in Germania.
C'è chi ormai da mesi è sempre più lontana e l'idea di un riavvicinamento è sempre più remota.
C'è chi ormai non ha più i lineamenti del viso impressi a fuoco nella mia mente.

C'è che una stretta allo stomaco mi ha preso quando meno me l'aspettavo, c'è che devo ancora imparare tante cose, c'è che devo iniziare a dire "mi manchi".
C'è che non so cosa ne sarà delle mie decisioni, c'è che sto iniziando a familiarizzare con il caos che regna incontrastato nella mia mente.


C'è che ci sono delle cose che non voglio dire. C'è che a volte l'alternativa mi manca. C'è che quel groppo in gola di sera è più difficile da mandare giù. C'è che piangere in doccia è molto più facile, c'è che dire "va tutto bene" è più comodo. C'è che di qualsiasi colore io dipinga le unghie, non cambia l'umore.

C'è che il nome che compare sul display quando il telefono squilla, non è il nome che vorrei leggere. C'è che parlare del tempo risolve molte situazioni.

C'è che è vero che i sogni prendono forma ogni giorno, ma oggi non è il mio turno.

martedì 20 settembre 2011

Perchè andare a fare la spesa con la mamma?

- Ci sono i Pavesini in offerta, li vuoi?
- Chi io?
- Sto parlando con te!
- Io sono una da pan di stelle e gocciole, non sono una da pavesini
- Eh forse è ora di cambiare!
- Guarda che anche se mangio i Pavesini non ti porto a casa nè Marin nè Magnini!
- Te li compro, si sa mai

E adesso tazza di latte freddo con i pan di stelle...

sabato 17 settembre 2011

Urge schemino ad albero

Oggi avrei bisogno di uno di quei fantastici schemini ad albero che adoro.
Perchè per parlare con Lei bisogna essere pronti. Io lo so benissimo che se le parlo del futuro poi sparisce, lo so, la conosco, ultimamente andiamo d'accordo, non voglio rovinare tutto, ma è anche vero che se tutti hanno paura Lei finirà con il buttare un altro anno.
Quelli che in questa famiglia sono "i grandi" non le dicono niente, hanno paura della reazione, metterle fretta sarebbe sbagliato, pressarla potrebbe essere controproducente, non hanno capito che questo aspettare le fa solo male. A 20 anni non si può buttare via il tempo, a 20 anni devi costruirti delle basi per il futuro.

Un anno fa avevo detto che la situazione per me andava presa diversamente, ma "sei piccola cosa ne vuoi sapere come si affrontano queste situazioni?" però poi una volta a settimana venivo messa sotto torchio "cosa ti ha detto? reagisce? ti racconta qualcosa?" per quello ero grande abbastanza, ma solo per quello.
Era il momento di mettere paletti e regole e non l'hanno fatto. Era il momento di farla parlare con qualcuno, non l'hanno fatto. Era il momento di ascoltarla senza piangere o giudicare e non l'hanno fatto. Adesso il risultato del loro fantastico piano è che sono due adulti in ostaggio, hanno paura di qualsiasi reazione.

Io provando a parlare con Lei ho ottenuto che non mi ha rivolto parola dal 6 febbraio al 14 maggio. Niente di niente. Quindi chi me lo fa fare di provare a parlarci un'altra volta?

Io non ho nessuna autorità per dirle di fare qualcosa, nessuna e Lei lo sottolineerebbe dopo 2 secondi, ma io non voglio nemmeno esserlo, vorrei solo che mi parlasse.
Io non ci guadagno niente. Spronarla a fare qualcosa, non è per tornaconto personale, spero lo capisca che è per Lei, per il suo futuro. Perchè sia Lei a decidere cosa le piace fare, vorrei solo aiutarla. SOLO aiutarla.

Dovrò raccogliere le idee, pregare le mie divinità pagane, sperare che non reagisca troppo male e che vada tutto bene. Sperèm!
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