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venerdì 19 ottobre 2012

Settimana n° 3


Sapevo che il povero Uzzo avrebbe risentito della trasferta. Lo immaginavo, mi conosco.
Avrei voluto scrivere un post sullo smercio di biciclette che c'è a Bologna nella via dell'università. Ogni cambio di sede ti vengono proposti minimo 3 cicli.
Avrei voluto scrivere anche che nonostante la mia completa asocialità e la costante voglia di confondermi con il muro sto iniziando a fare amicizia.
Avrei voluto scrivere che dopo quasi quattro anni che non ci vedevamo ho ritrovato un' amica. Certo, cambiata, cresciuta, truccata, non più vestita da bimba, con una gestualità più adulta, dei pensieri grandi e la voglia di dimostrarmi che adesso possiamo essere "alla pari".
Avrei voluto raccontare di come quell' università sia un vortice.
Di come le cose con LeiK stiano andando meglio e con LeiM non ci siano problemi.
Di quanto io adori il mese di ottobre, ma allo stesso tempo io tema l'avvicinarsi del giorno dei morti, cacciando l'ipotesi che mi venga chiesto di accompagnare la Grandma a portare i fiori (Mater è restia a queste pratiche di cimitero tour quanto me, ma poraccia le tocca).
Avrei anche voluto scrivere di come il mondo assuma un significato maggiore quando finiscono le pause estive dei telefilm.
Anche del misto di terrore e agonia di cui sono stata preda quando mi sono accorta che per tre giorni ho avuto in testa sempre e solo una canzone di un coreano che si atteggia a figo in un maneggio.

domenica 7 ottobre 2012

Hanno voluto sapere tutto

Hanno voluto sapere tutto. Da quali negozi ci sono dalla stazione all'università a cos'ho pensato quando sono entrata nel portone. Mi hanno chiesto come sono le persone lì, cos'ho mangiato, come mi trovo da mia zia, se ho visto l'orologio rotto della stazione, quante volte mi sono persa, quando possono venire a trovarmi là. LeiM e LeiK hanno voluto sapere tutto, hanno fatto mille domande e io non mi ricordo cos'ho chiesto a loro dopo il primo giorno.

Reazioni.

LeiK mi ha detto "non fare la distaccata, non fare le tue smorfie schifate e non fare i casting. Ricordati che adesso è tutto bello perchè ci stai 3 giorni su 7, cerca di tenerti stretto questo entusiasmo anche quando ti sembrerà di esserti dimenticata l'odore di casa tua. Mi raccomando mangia. Te l'ho già detto di non fare la smorfia del "che schifo"?

LeiM mi ha detto "Mi raccomando sii un po' flessibile nel fare amicizia. Certo non troverai nessuna di bella, brava, generosa, simpatica e intelligente come me, però non rompere e cerca di stringere amicizia. Ah, moltissimi complimenti per la scelta di una gonna scozzese a pieghe per il primo giorno a Bologna. Peggior scelta non c'era. Ma come ti è venuta in mente una gonna scozzese a pieghe? Non sei più a Milano!

domenica 30 settembre 2012

Nuovi inizi


Destinazione Bologna.
Ebbene si.
Domani mattina alle 7.55 si parte e giusto per rimanere in tema con una persona che non sa quel che fa la meta è l' UniBo.

è come essere innamorati di una persona senza conoscerla. Mi sono innamorata dell'idea di quella facoltà, di quella città, di me in quel contesto, ma è un amore a priori. Non so dove sto andando, non ne ho davvero idea.

Lasciare Milano e la sua sicurezza è stata una pessima idea?
Lasciare un rapporto saldo, dove si litiga, ma ci si viene incontro, dove tornare a casa è un'oretta di treno, dove c'è il contorno fatto di persone, dove si conoscono i limiti di entrambi e buttarsi in una storia nuova di zecca è sbagliato?

Sono settimane che l'idea di iniziare questa nuova fase mi entusiasma, ma da sentirsi su di giri anche al mattino. Anche Loro se ne sono accorte e quella felicità ha tolto i dubbi che avevano sulla mia scelta.
E poi arriva il momento di preparare la valigia. No, aspettate, fermi tutti. Non sono pronta.
La valigia è pronta, io sto provando ad esserlo.
Loro mi scrivono "vedrai che andrà tutto bene" e io mi ripeto "speriamo".

Fortunatamente Bologna mi lascerà del tempo per abituarmi. Inizierò con soli 3 giorni a settimana di lezione. Menomale.

Ho un nodo allo stomaco. Incontrare qualcuno di cui si è innamorati senza averlo mai visto è un salto nel buio. Speriamo tutto rispecchi le dimensioni del sogno.

Ora come ora non mi rimane che sperare di essere all'altezza.
Spero non sia la scelta sbagliata.
Spero di essere in grado.
Spero di cavarmela in una nuova città.
Spero di riuscire a fare amicizia.
Spero di non essere troppo indietro con la preparazione rispetto agli altri.
Spero di farcela.

Ho appuntato orari di treni, autobus. Ho stampato cartine. Ho copiato orari di lezioni. Il mio salvagente.
Il salvagente in una città di cui ho visto solo la stazione 6 anni fa.

Avere paura ci sta, no?

PS da questa nuova fase Uzzo il Blogguzzo non ne uscirà rinforzato anzi.. causa assenza di collegamento internet per 3 giorni su 7. Questo per tutto ottobre, per novembre we'll see.

martedì 18 settembre 2012

Insieme siamo parole, lacrime e sorrisi

- Andiamo a Mantova per il festival della letteratura?
- Chi c'è?
- Non lo so. Andiamo e lo scopriamo.
- Mmmh. Andiamo a Venezia?
- Ti stai allargando. Mantova è a un'ora di strada, Venezia no.
- A Venezia c'è la Biennale
- Quindi alla fine stiamo a Paesuncolo?


Queste erano le premesse a 15 giorni in cui la mia quotidianità era con Lei, che è stata la mia quotidianità per 13 anni.

Così tra qualche mojito, una cena di classe delle elementari, fuochi d'artificio guardati con occhi incantati, discorsi farlocchi, progetti futuri accennati, ore in macchina perchè c'erano ancora troppe cose da dirsi, strutture bizzarre a Venezia, bar fantasmagorici sul mantovano i nostri 15 giorni sono passati e Lei è tornata a Roma per l'università.

L'ho lasciata non del tutto convinta sulla mia magistrale. Le ho ribadito che sono sicura. Lei dice che dovrei osare di più e poi rimane zitta, forse per convincermi o forse perchè sa come sono fatta e io il suo coraggio non ce l'avrei, io non sarei in grado di vedere mia mamma ogni tre mesi o anche ogni due.

Io nonostante i suoi "non mi prenderanno mai" la spingo a inviare la domanda per andare a Hong Kong due anni, poi mi ricordo che l'ultima volta che l'ho spinta a fare qualcosa che credeva troppo difficile per lei si è trasferita a Roma, ma caccio via quel pensiero e compilo quel modulo con lei. Terrorizzata che possa andare ancor più lontana.

È sempre così tra noi, sembra che lei creda di più in me di quanto lo faccia io. E io credo molto di più in lei di quanto non faccia lei. Ci sproniamo a far di più, a provarci, tanto l'altra a raccogliere i cocci ci sarà sempre, no?


giovedì 23 agosto 2012

Intanto che / nel tempo in cui / nel momento in cui

Mentre aspetto la salvifica Beatrice
Mentre LeiM è triste. Per tutto.
Mentre il caldo mi vuole uccidere lentamente, senza alcun rispetto
Mentre per la prima volta compilando un inutile questionario per l'UniMi barro la casella laureata e gongolo, ma come gongolo
Mentre mi innamoro del ritorno di Batman.
Mentre mia nonna mi racconta balle e mia mamma è convinta che le stia tenendo chissà quali grandi segreti
Mentre l'odore di Dove è l'unico sollievo
Mentre l'ipercoop è il mio sogno proibito
Mentre anche iniziare una nuova serie tv sembra troppo stancante
Mentre taglio mozzarella per il riso freddo
Mentre i pomeriggi sono caldi, lunghi, infiniti, sudati
Mentre imploro inutilmente amiche, parenti e anche conoscenti di venire con me a Campovolo il 22 settembre
Mentre mangio ghiaccioli arancioni e rosa come se non ci fosse un domani
Mentre leggo documenti emanati dalla UE senza capirne nulla
Mentre rivoluziono Uzzo il blogguzzo
Mentre guardo il catalogo on line di ZaraHome e penso che un giorno lontano avrò una casa mia
Mentre il bambino dei vicini impreca in napoletano stretto e non ho le energie necessarie per cercare di tradurre
Mentre chiamo Papà per sapere come siamo messi con le isobare

Mentre ero impegnata in tutto ciò credo di aver deciso cosa fare dei prossimi due anni della mia vita.
Ma è una cosa tra me e Mater per ora. Al resto del mondo aspetto ad annunciarlo. Ancora un po'. Voglio che resti una cosa mia e solo mia ancora per un po'.

mercoledì 22 febbraio 2012

Ore 8.30



- Stamattina mi sono innamorata del conducente del bus.
- Io del poliziotto in tenuta anti-sommossa fuori dalla metropolitana
- Ah bello
- Anche il tuo

Professore arrivato. Lezione iniziata. Due ore di silenzio, di penne che scorrevano frenetiche su fogli sciupati.

domenica 19 febbraio 2012

Milano. Odi et Amo

Il mio rapporto con Milano è sempre stato fatto di odio e amore.


Da piccola era la città sconosciuta e misteriosa che si portava via la mia mamma tutte le mattine, poi con il liceo è arrivata l'idea che quella città a 100Km da qui fosse la soluzione. "Là c'è tutto!".

Milano era l'aspirazione per uscire dalla dimensione ristretta della provincia.

Adoravo l'idea di andare a vivere in quella grande città per l'università. Elettrizzata da quella prospettiva.

Vivere lì mi è piaciuto tanto inizialmente. C'era sempre qualcosa da fare senza rischiare di ripetersi mai. Musei, negozi, manifestazioni, convegni, posti con cibi mai provati.

Gente nuova ogni giorno, mezzi pubblici. Come essere al centro del mondo. Settimana della moda, settimana del design, settimana del mobile. Pittori sui navigli. Mercato dei fiori. Fiera del libro usato. Esposizioni all'aria aperta. Attività organizzate in Parco Sempione. Persone sempre viste in tv come irraggiungibili, come se vivessero su un altro pianeta presentavano i loro libri o i loro cd nelle librerie davanti a persone che non erano affatto stupite come me nel vederle lì.

Dopo 2 anni e mezzo iniziavo a sentirmi persa in quella città. Troppo grande per me. Volevo tornare a casa. Casa mia, dove tutto è più piccolo, dove si fanno sempre le stesse cose, perchè non c'è molta varietà, dove si scivola facilmente in una rassicurante routine. Il sabato si  va sempre lì. A far la spesa si va sempre lì. Il martedì si va lì a prendere la pizza. Certo è sempre Paesuncolo: tu sei per come ti vedono gli altri, ma è comunque casa.

Così ho deciso di passare 3 ore al giorno in compagnia di Trenord, ma ogni sera calarmi di nuovo nei miei panni, che sono quelli in cui mi trovo meglio.


Questioni universitarie mi vogliono però quotidianamente a Milano in lotta perenne con ciò che amo e ciò che odio di questa città.




MilAMO

Piazza del Duomo alle 7 di mattina, il deserto e una luce opaca, diversa.
Le colonne di San Lorenzo la sera, piene di vita, piene di gente che ride sguaiatamente. Di gente felice che balla su una panchina. Amici seduti vicini che si raccontano la vita con in mano qualche bevanda colorata.La metropolitana. Io AMO follemente i viaggi in metropolitana. Muovermi velocemente tra le stazioni di scambio. Non c'è niente da fare, io adoro “il metrò”

Il parco di sant'Eustorgio. Ore passate a studiare lì. Un telo, un gelato e via.

La biblioteca dell'Università. Odora di libri vecchi. Banchi enormi di legno. Gente che studia, che fa il cruciverba o il sudoku su Leggo, che prova qualche approccio che regolarmente finisce con i vicini che all'unisono esclamano "SHHHHHHT".

Passare per via Solferino e immaginare il mondo che c'è lì dentro, che bello che dev'essere e dopo un sospiro virare per la mediateca di Santa Teresa e tornare a contatto con la mia piccola realtà.
Metro, Leggo, City &CO, fedeli compagni.
Le manifestazioni. Ci sono orde di manifestazioni. Manifestazioni di qualunque genere, a difesa di qualsiasi causa. Trovarsi in piazza del Duomo a cantare "Il cielo è sempre più blu" con centinaia di persone in un giorno di sciopero generale è un'esperienza da ripetere.
La focaccia allo stracchino vicino Lambrate, o le ciambelle in pieno american style di Arnold, o il brunch della domenica in porta ticinese, i beberoni alla frutta della signora brasiliana in Cantore, i cioccolatini di Corso Genova, la crostata alle fragole (sicuramente OGM) di Princi.
I palchi in piazza del Duomo. Perchè portano alla domanda "chi ci sarà stasera? va beh, passo così vedo"
Lo sconto studenti alle mostre.
L' Esselunga ovunque e le sue lasagne pronte. Le lasagne pronte più buone che ci siano!
I negozi impensabili. Negozio solo di palloncini, o solo di adesivi giganteschi per pareti, o solo di bottoni, o il sushi esclusivamente take away.
I tifosi del Bayern Monaco in trasferta che inneggiano canti improbabili con boccali di birra in mano.
I turisti che San Babila chiedono dov'è il Duomo.

MilODIO
L'odore di smog. Forte. Esagerato.
Non riuscire ad ottenere alcuna informazione stradale: “non sono di qui” è la parola d'ordine. Trovare un milanese a Milano pare sia un'impresa.
Il cielo. Di notte il cielo non è mai buio. Sempre tra il rosa e l'arancione.
Il caos che genera la pioggia o la neve. Bastano poche gocce ed è il finimondo per le strade e non. In caso di maltempo a Milano ci si sente in diritto di essere antipatici.
Il rumore. Non c'è mai silenzio. Macchine, ambulanze, botti, urla, televisioni troppo alte, etc.
Guardar fuori dalla finestra e incontrare un palazzo più alto di quello in cui sei. Non c'è orizzonte a Milano.
Le distanze. è tutto rigorosamente dalla parte opposta in cui ti trovi.
La stazione Centrale (solo un giorno l'ho amata tanto, più del dovuto)
Quello che le estetiste intendono per ceretta all'inguine (dopo una ricerca sul campo è accertato che è un problema delle estetiste di Milano)
La soggezione che mette la scalinata del Tribunale nonostante una fedina penale pulita





venerdì 16 dicembre 2011

è ora della letterina a Babbo Natale?

Dear Santa,

è da un anno che non ci si vede. Un ragguaglio sulla mia vita sarebbe inutile, tu sai sempre tutto, no?!
Quindi saprai anche che sono stata un'onesta cittadina, una figlia rompiballe, una sorella stressante, un'amica pedante e una studentessa che avrebbe potuto/potrebbe fare di più (frase su cui i professori hanno marciato una vita, la mia).

Da te oltre la pace nel mondo vorrei:

- La forza di partire per l'Inghilterra. Sarebbe il giusto incentivo. Ho bisogno di una spintarella o non lo farò mai. Oppure basta che tu mi stia vicino, mi ripeta ogni giorno che è la scelta giusta e che quando varcherò la Manica tu sia lì con me a darmi un abbraccio di tanto in tanto. Un abbraccio per ritrovare la serenità.

- Vorrei che mi portassi anche una gomma magica. O un bianchetto. Si Babbuz, vorrei che mi regalassi la capacità di dimenticarmi per sempre quello che Lui ha fatto a maggio. Da sola non ci riesco, ho davvero bisogno di un tuo intervento o non riuscirò a portare avanti questa relazione. Ho sempre l'idea di Lui con Quellalà nella testa. Ho il terrore che mi dica cose che ha detto a lei. Che abbia provato emozioni con lei, che io non riuscirò a trasmettergli. Che cerchi lei in me. Che con lei abbiano riso di me. Che pensi ancora a lei quando è con me. Che gli manchi lei. E' un ostacolo più grande di me, ho bisogno che mi prendi per mano e insieme a occhi chiusi saltiamo oltre senza guardare mai indietro, cancellando quei mesi e quelle lacrime e non rivivendo queste sensazioni d'inferiorità verso il loro sentimento, se di sentimento si è trattato.

- Se ti senti magnanimo nei miei riguardi cosa ne pensi di farmi trovare sotto l'albero la tesi già confezionata. Ricorda che la copertina la vorrei di un colore improponibile. Di quelli che tutti schifano. Bordeaux e blu non se ne può più! Giallo! Ecco Papà Noel, il giallo sarebbe troppo "giusto". Ricordati l'intestazione o la IML mi taglierà la testa. Oppure se non hai tempo, basta che mi regali l'inventiva per scriverla e prometto che mi fiderò di te.

Mi sembra di averti chiesto già abbastanza.
Le richieste sono in ordine di importanza, quindi se ti limiti a un dono, giuro che mi basta la spinta per partire.

Grazie Weihnachtsmann!

NB quest'anno ti lascio le caramelle gelèè alla pesca. Quelle buone.

domenica 9 ottobre 2011

Milano è un’ape impaurita vestita di seta stracciata



Settimana a Milano. Settimana di aule studio deserte, settimana di panini al sapore di plastica, settimana in cui si è assaporato l'ultimo caldo, settimana di incontri che si evitavano in modo certosino da mesi, settimana in cui ho imparato a giocare a 007 ("facciamo che finchè non vinco, mi dai la rivincita"), settimana di gite serali a Porta Genova, settimana del "ce l'abbiamo fatta", settimana che ha dato il benvenuto all'autunno, settimana del "era l'unica professoressa simpatica: la strozzerei", settimana di attese in lunghi corridoi della Statale, settimana in cui il Tappetto di 10 anni al mio canticchiare Hanno ucciso l'uomo ragno che passava per la radio dice che non sa chi sia Max Pezzali, ma canta in continuazione i Jonas Brother, settimana del gelato più buono di Milano, settimana pensando a Lei a disperarsi per un amore che si è rivelato un calesse, settimana in cui i telegiornali hanno parlato solo di Amanda&Raffaele e del partito "Forza Gnocca", ennesima settimana in cui la tesi non prende forma, settimana alla riscoperta di una vecchia canzone, settimana in cui mi sono scontrata con i rincari Trenitalia, settimana in cui in mancanza di computer ho guardato la tv, settimana in "casa colorata", settimana con un libro di Severgnini prima di dormire, settimana in cui mi sono ricordata perchè mi piace Milano e odio Paesuncolo, settimana in cui mi sono ricordata perchè amo Paesuncolo dopo sette giorni a Milano, settimana in cui Loro hanno ricominciato i corsi mentre io stavo a guardare, settimana con il timore/speranza di vederlo..
Settimana che si conclude allegramente con un gran raffreddore, mal di testa, gola in fiamme e una voce troppo limitata per i miei exploit canori nel box doccia.



giovedì 6 ottobre 2011

Il primo pessimo pubblicitario

"Ragazzi la pubblicità è un mondo difficile. Pensate che il primo pessimo pubblicitario è stato Dio nella storia di Adamo ed Eva... Non guardatemi così, è vero. Ha proibito di mangiare la mela e quel divieto l'ha resa il frutto più appetibile del mondo. Satana sotto le mentite spoglie di serpente è stato un ottimo pubblicitario. Ha individuato il suo pubblico, ne ha studiati i punti deboli, li ha attaccati e BEEEM! Devo spiegarvi com'è finita?"

(Da una lezione di Teorie e tecniche della comunicazione pubblicitaria)

martedì 27 settembre 2011

Mia avrebbe commentato: "la gente è stranaaaaa"

Il primo anno di università al corso di informatica, c'era un ragazzo che sebbene non rispondesse a nessuno dei miei canoni mi piaceva. Era sempre in terza fila. Tra noi c'erano sguardi languidi, saluti furtivi e nulla di più. Qualche volta in attesa che il corso prima del nostro finisse, c'era qualche scambio di parole.
Aspettavo solo un suo passo.

Aspettando è arrivato S che in men che non si dica mi ha travolto con i suoi modi di fare che non avevano nulla in comune con il ragazzo della terza fila.
S non credo abbia mai conosciuto la timidezza o la paura di ricevere un sonoro NO. Intraprendente, espansivo, amico di tutti, avrebbe attaccato bottone anche con le macchinette se solo quelle gli avessero potuto rispondere. Chiamava le collaboratrici scolastiche (aka le bidelle) per nome. Teneva banco con tutti, il mio esatto opposto.
S mi ha chiesto di uscire sei volte. Solo alla sesta ho risposto di si. I motivi sono comprensibili speravo ancora che dalla terza fila arrivasse qualche proposta indecente e poi S era troppo diverso da me.

Dalla terza fila nessun segno. La costanza di S era ammirevole. Lì è iniziato tutto, ma questa è storia.

Oggi in università ho rivisto il ragazzo delle terza fila. Non l'avevo più rivisto. Eravamo entrambi ad aspettare fuori da un ufficio, così ironia della sorte abbiamo iniziato a parlare, come non eravamo mai riusciti a fare all'epoca.
Dopo aver parlato di corsi, esami, relatori, tesi, magistrale e dopo che ha tentato di rubarmi il libretto se n'è uscito con:
- Il primo anno pensavo che tra noi sarebbe nato qualcosa.
- Se tu ti fossi dato una mossa, non sai quanti casini mi avresti evitato.
Cosa potevo dire se non metterla sul ridere?!
Lui mi ha guardata con un grande punto di domanda. Ha balbettato qualcosa che non ho capito, poi fingendo di dover fare una telefonata si è allontanato e non è più tornato.

Non pensavo l'avrei mai detto, ma nonostante tutto menomale che sono uscita con S.

giovedì 22 settembre 2011

E la rinnovata sensazione di essere un po' soli

C'è chi oggi è tornata laggiù, la rivedrò tra qualche mese.
C'è chi è vicina, ma distante con il cuore e la testa.
C'è chi a volte non capisco, le voglio bene, ma in certi momenti abbiamo idee e stili di vita talmente distanti che non capisco cosa ci tenga così unite.
C'è chi parte per una nuova avventura in Germania.
C'è chi ormai da mesi è sempre più lontana e l'idea di un riavvicinamento è sempre più remota.
C'è chi ormai non ha più i lineamenti del viso impressi a fuoco nella mia mente.

C'è che una stretta allo stomaco mi ha preso quando meno me l'aspettavo, c'è che devo ancora imparare tante cose, c'è che devo iniziare a dire "mi manchi".
C'è che non so cosa ne sarà delle mie decisioni, c'è che sto iniziando a familiarizzare con il caos che regna incontrastato nella mia mente.


C'è che ci sono delle cose che non voglio dire. C'è che a volte l'alternativa mi manca. C'è che quel groppo in gola di sera è più difficile da mandare giù. C'è che piangere in doccia è molto più facile, c'è che dire "va tutto bene" è più comodo. C'è che di qualsiasi colore io dipinga le unghie, non cambia l'umore.

C'è che il nome che compare sul display quando il telefono squilla, non è il nome che vorrei leggere. C'è che parlare del tempo risolve molte situazioni.

C'è che è vero che i sogni prendono forma ogni giorno, ma oggi non è il mio turno.

martedì 6 settembre 2011

Cercasi!

è il momento.
Apro ufficialmente i casting per i Santi a cui votarmi in vista dell'esame di domani.
Astenersi perditempo e santi che sul curriculum non abbiano almeno 5 miracoli all'attivo.
Preferibilmente, il santo in questione dovrebbe aver seguito con particolare attenzione il periodo storico dalla prima guerra mondiale a oggi.
La prestanza fisica non sarà termine di giudizio.

Telefonare ore pasti, ma anche no. Quando volete.

R.S.V.P.

lunedì 8 agosto 2011

Ma io che ne so?

E la domanda che riecheggia da giorni
“Che intenzioni hai per il futuro?”
Ma io che ne so?
Che ne so cosa voglio fare tra...beh, si parla di...1 mese.
Ne ho avuto tanto di tempo per pensare, ma io stoica nel mio non espormi troppo, non ho ancora deciso nulla.

Mettendo sul tavolo le opzioni, abbiamo:
1- “Si conviene che dopo una triennale ne segua la magistrale”. Ok. Ci può stare, ma COSA? Ho fatto lettere, la facoltà che fanno un miliardo di persone, la facoltà degli indecisi, la facoltà di chi ha grandi sogni e niente di concreto, la facoltà che “ricordati, non ti darà mai da mangiare”.
Qualsiasi magistrale io faccia prevede esami su esami di recupero. Perchè nel mio pasticciato piano di studi nulla pare essere inerente a una qualsiasi magistrale estratta a caso da me.
Per ora sul piatto delle lauree magistrali offerte dalla mia cara UniMi il y a: Cultura e 
storia del sistema editoriale (cioè quella che si fa quando non si riesce ad entrare a 
Giornalismo e dato che a Giornalismo ne prendono 20 ogni due anni, credo sia una facoltà 
affollata)
Scienze Cognitive e processi decisionali. Parliamone pure. Interfacoltà tra Lettere e 
Medicina. Ripeto interfacoltà tra Lettere e Medicina. Io credo di averla messa nel calderone
solo perchè ho visto Medicina. Il mio gran coraggio non mi ha nemmeno concesso di 
sognare riguardo a Medicina finito il Liceo.
Non so che piano di studi abbia, non so cosa prevede, ma ha un gran bel nome. Poi quel 
Processi decisionali sarebbe utile in momenti come questo. 
Lingue e culture per la comunicazione e la cooperazione internazionale. Interfacoltà tra 
Lettere e Scienze Politiche. A me cooperazione internazionale, mi fa già salire le 
palpitazioni. Mi vedo già vicino ad Obama, oppure a dirigere un incontro della FAO.
Ho visto anche Biologia Marina,ma se non voglio buttare questi 3 anni e far venire un 
colpo alla mia genitrice, è meglio evitare, anche se l'immagine di me alle Hawaii a curare 
i delfini è fantastica, nella mia mente.

2- Altra opzione. Continuare a lavorare, quando poi ho deciso cosa fare, iniziare la magistrale. In tanti sostengono che se smetto di studiare non ricomincio più.

3- Ultima opzione. Che sarebbe quella per cui tendo maggiormente. Finisco gli esami a ottobre. Decido il titolo della tesi e possibilmente prima trovo un relatore e poi in Inghilterra, tornerei a discuterla e poi ancora lassù per un anno. Al ritorno, con una conoscenza dell'inglese discreta potrei barcamenarmi, come i grandi capi desiderano in una laurea magistrale.

Ora bisogna solo discutere con i finanziatori dei miei progetti e vedere cosa ne pensano.

Certo, quelle antipatiche delle mie amiche dall'alto delle loro decisioni già prese non sono molto d'aiuto. Una andrà in Germania, le altre due si sono già iscritte a una magistrale e l'altra, beh, l'altra si sposa.

Che ne sarà di me? Lo scopriremo solo vivendo, comunque adesso ho un po' paura.


domenica 3 luglio 2011

E uno stupido paio di occhiali rosa a forma di cuore

Tutto è nato per caso. Sembrava quasi uno sbaglio, ma fortunatamente ci siamo buttati di testa in quello sbaglio trasformandolo nello sbaglio più bello che ci potesse capitare.

Tu piacevi a chi io non avrei mai potuto fare un torto. Eri nel limbo di quelli su cui farci anche solo un pensiero era moralmente punibile.

Ancora eravamo nella nostra piccola succursale universitaria e Lei ti guardava con occhi sognanti, ti vedevamo giocare a calcio nel giardino con i tuo amici usando la stagnola del panino e lei già s'immaginava il colore degli occhi dei vostri figli. Parlavi con lei, sorridevi e io rimanevo un passo indietro, perchè mi ero accorta di quanto mi piacesse quel sorriso.

Tu in aula studio, io a lezione di Storia. Esco per andare in bagno, macchinette deserte, come non approfittare, mi godo lo spettacolo del soppalco vuoto ed eccoti sbucare da un'aula studio.
- Ciao
- Ciao
- Cosa ci fai qui da sola?
- Niente, devo rientrare in aula. Siamo nel bel mezzo della seconda guerra mondiale.
- Fermati un attimo, tanto i tedeschi perdono. Ti vedo tutti i giorni e non so nemmeno come ti chiami.
- S
- Non riesco mai a trovarti da sola, sei sempre in schieramento con le altre del primo anno. Dopo Storia cos'hai?
- Pranzo e filosofia
- Mangiamo insieme?
- No. Adesso devo rientrare.
Ti ero parsa altezzosa e antipatica, anzi come mi hai detto poi “una str**** stretta in un paio di jeans”.

Dopo meno di un'ora pranzavo fuori con le compagne di corso, tra cui Lei e tu sei arrivato. Lei è scattata in piedi come una molla. Tu l'hai salutata e ti sei rivolto a me “allora la guerra è finita come ti avevo detto io o ci sono cambiamenti?”.
Tutte si sono girate a guardarmi. Lei è intervenuta raccontandoti la lezione.

Non ti sei fatto scoraggiare. Ti piaceva l'idea che ti dicessi di no, volevi farmi cadere tra le tue braccia.
A Lei piacevi davvero. Tu non facevi nulla per farle capire che da parte tua non c'era che un'amicizia. Ogni volta che mi staccavo dalle ragazze, tu zompettante arrivavi e mi chiedevi di pranzare insieme. E la risposta era rimasta NO. Poi, si dice per caso, ma io non credo sia così, io le mie amiche siamo andate a mangiare davanti all'università e tu e i tuoi amici dopo 5 minuti eravate al tavolo vicino che dopo altri 5 minuti era diventato un tavolo unico e sempre per caso tu eri seduto vicino a me.
Su un tovagliolo di carta hai scritto “alla fine ce l'ho fatta a portarti a pranzo”.
Io in vistoso imbarazzo, Lei ormai aveva capito e tu gongolavi.

Lei è venuta da me “Tranquilla, il mio era un amore platonico. Visto da vicino non è nemmeno così bello. Poi è anche scarso a giocare a calcio. Se te l'ha chiesto, esci, io ho visto bene il suo amico e credo ci farò un pensierino”

Era dicembre. Dopo pochi giorni le lezioni sarebbero finite e tutto andava in pausa fino a metà febbraio.
- Non ha senso iniziare nulla ora. Le lezioni finiscono e abitiamo lontani. Ci vediamo quando ricominciano le lezioni e vediamo cosa ci succede.
Credevo che tu non avresti mai aspettato tutto quel tempo, che a febbraio non ti saresti nemmeno ricordato il mio nome.


Così non è stato e il primo giorno del secondo semestre tu eri lì ad aspettarmi.
- Oggi pranziamo insieme.

Da lì è iniziato il NOI. Non lo sapevamo, io credevo che la tua era solo smania, non sopportavi che io potessi dirti NO, invece dopo poco tempo guardandoci indietro avevamo fatto già tantissima strada. Sfruttavamo tutto il tempo che avevamo. Andavamo insieme alla scoperta di cose nuove, in un rapporto che stava diventando grande.
L'estate è arrivata in un batter d'occhio e con lei anche la prima piccola esperienza di convivenza tra noi a Milano. Tre settimane insieme. Nonostante le paure, sono state tre settimane fatte di una quotidianità speciale, iniziavamo a conoscerci, credendo che non avremmo potuto scoprire di più dell'altro.
Insieme vedevamo il mondo come attraverso degli stupidi occhiali rosa a forma di cuore. Se c'era l'altro tutto era più facile.
"Attraverso quelle lenti il mondo sembrava migliore"


L'estate ci ha portato anche al mare, al lago, abbiamo sempre fatto quello che sentivamo in quel momento senza programmare nulla e andava tutto bene. Ma si sa è facile che un rapporto vada bene finchè non ci sono problemi.
Dopo un anno insieme i problemi sono arrivati, coincidendo con il ritorno di una ex troppo ingombrate. Mi sono allontanata io, per una settimana non ci siamo visti e chiamate e messaggi erano sporadici.
Proprio in quei giorni è arrivato inaspettatamente il momento in cui ho avuto più bisogno di te. Cose che da sola non potevo affrontare. Un peso sulle mie spalle troppo grande.
Ti ho chiamato : “ho bisogno di te” e senza nemmeno chiedermi perchè dopo due ore ero seduta in macchina vicino a te fuori da un ospedale.
Avevo paura di aprirmi totalmente con te perchè avresti visto anche il peggio, ma tu eri lì, mi tenevi la mano e così hai visto tutto, piangevo in continuazione e tu asciugavi lacrime, senza far domande.

La mia famiglia era allo sbaraglio, nessuno si aspettava nulla, non riuscivamo a farci forza l'uno con l'altro, riuscivamo solo a puntare il dito e darci la colpa, com'era potuto accadere che nessuno si fosse accorto di niente. Avevamo così tanti sensi di colpa che l'unico modo era dare la responsabilità agli altri.

Tu c'eri, nonostante io ti avessi allontanato da me, tu sei tornato e rimasto con me. Mi obbligavi a mangiare e quando stavo male da vomitare tutto, tu in silenzio mi tenevi i capelli indietro. Con il tempo mi hai risollevata, mi hai ridato quegli stupidi occhiali rosa a forma di cuore per farmi vedere che il mondo cambia a seconda di come lo guardiamo. Volevi farmi tornare a credere che il mondo è il posto più bello, dove i sogni si realizzano e dove sorridere è quello di cui c'è più bisogno. Non siamo più tornati i NOI di prima, avevamo condiviso talmente tanto in quel periodo che nulla sarebbe più potuto essere come prima e adesso eravamo legati in un modo profondo, assoluto e totalizzante. Ti guardavo e vedevo un mondo intero. Sempre più vicini. Non avevo più paura di cosa ci sarebbe successo perchè ero sicura che insieme avremmo potuto affrontare tutto. Non avevamo più paura di dirci nulla. Anche quello di cui non andavamo fieri. Io con te al mio fianco mi sentivo completa come non ero mai riuscita a sentirmi.

Due anni e mezzo insieme sono arrivati.
I nostri problemi siamo noi. I nostri problemi sono dettati dalla paura e dalla consapevolezza. I progetti che abbiamo per le nostre vite sono diversi e per ora non ci permettono di continuare a condividere Noi. Ho sempre temuto che questo momento arrivasse. Però dobbiamo crearci un futuro. Per caso tutto è iniziato e per caso è tutto finito.

Insieme abbiamo affrontato tutto quello che la vita ci ha dato. Siamo cresciuti insieme. Anche nel momento più buio, hai trovato il modo di accendere ancora la luce nei miei occhi. Abbiamo riso tantissimo, avevi il dono di farmi sentire speciale, hai sempre capito quello che non ti volevo dire.
Io mi arrabbiavo e tu mi dicevi “adesso litigheremo, ma prima di iniziare ricordati che ti amo” e tutto finiva lì. Sapevi prendermi, mi conosci talmente bene che hai capito prima di me, che stavamo andando in due direzioni diverse.

Separarci è stato difficile e sai che rivederti per me lo è ancora. Quello sguardo e quel sorriso sono stati il centro dei miei pensieri per tanto tempo. Però adesso è giusto che ognuno trovi quella strada per cui ha sudato, ognuno dovrà provare a inseguire il suo sogno e se quando avremo fatto le nostre esperienze ci troveremo ancora vicini, beh, allora non ti lascerò più.

Perchè tu sei quello che quando una notte quando alle 2 l'ho chiamato:
- Dormivi?
- Si
- Scusa. Non lo sapevo. Però sei anche stupido, perchè tieni il telefono acceso se dormi?
- Per te. Se hai bisogno, devo esserci.

BUON VIAGGIO e adesso rimetterò ancora quegli stupidi occhiali rosa a forma di cuore per cercare di ritrovare il bello del mondo ovunque mi porterà.

Buon Viaggio, Amore!

PS "I have a feeling we're not in Kansas anymore" arriverà!

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