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venerdì 2 settembre 2011

Hasta la vista, Batista (ocio al Tiburon)!


Io ho un serio problema: non capisco le parole nelle canzoni. Non capisco certe espressioni. Non è un problema rivolto esclusivamente a chi “reppa” in slang americano, io mi perdo anche nelle sillabazioni di Giusy Ferreri, negli ostinati tentativi di Tiziano Ferro in “sere nere”, nella parlantina di Jovanotti e diciamo che Don Raffaè è stata un'impresa eroica.
Annoverata negli annali c'è un "eripio di sciammaggio".

Ma oggi al suon di “Tiburon Tiburon, hasta la vista Batista” c'è stata la mia rivincita!


http://www.youtube.com/watch?v=Uy64XRQI_TY

giovedì 1 settembre 2011

Aria tersa di settembre


Quanto verde tutto intorno e ancor piú in là, sembra quasi un mare l'erba e leggero il mio pensiero vola e va, ho quasi paura che si perda.

lunedì 29 agosto 2011

Una telefonata come tante

She: Come va?
Me: Benissimo. Tu?

She: ...
Me: Che c'è?
She: Tu non usi mai i superlativi. Va così male?
Me: Caz**

Come attrice faccio schifo, ma questo lo so da tempo. Lo so da quando a soli 5 anni mi sono rotta il braccio destro saltando sul letto nonostante rimproveri su rimproveri.
Caddi dal letto, tre fratture, ma non una lacrima. Mi misi nel mio lettino a soffrire in silenzio.
Mio fratello, quattro anni in più di me, andò subito dalla mamma: "credo sia morta" (questa non l'ho mai capita, non poteva andare dalla genitrice raccontando l'avvenuto? Doveva necessariamente colorire il tutto con la sua speranza di tornare figlio unico?).
- Ti fa male?
- NO!
Nonostante l'ora tarda e il mio diniego andammo subito al pronto soccorso.
L'immagine del braccio gonfio e livido non l'ho in mente, ma ricordo benissimo la sala gessi e il suo odore.
Il medico mentre mi tirava il braccio con prese degne di karate kid, mi ha detto "so che ti fa male, puoi piangere" e da quel momento più nessuno è riuscito a farmi smettere.



Appurato che mento malissimo ho affinato una nuova tecnica: non dire.
Ammetto che si potrebbero riscontrare parecchie difficoltà con questa tecnica, ma una persona dovrà pur escogitare un modo per vivere senza doversi continuamente sentire in terapia.

Quindi da oggi poi si cambia. Quando She chiamerà la conversazione si svolgerà più o meno così.
- Come va?
- Tu?

Detto ciò devo ora togliere la voce "attrice" dalla lista dei miei papabili lavori futuri.
Attrice,biologa marina alle Hawaii, chirurgo, principessa, presidente degli USA, astronauta, paracadutista, alpina, pasticcera, groupie, wedding planner (solo ed esclusivamente in compagnia di Enzo Miccio), presidente di una qualsiasi griffe di lusso, rock star, operaia in catena di montaggio in una fabbrica Haribo, truccatrice dei Kiss, agente sotto copertura della CIA, first lady, guardiana della barriera corallina
, discografica, moglie di un qualsiasi magnate americano, giornalista che di lavoro va a vedere i film gratis e li stronca. (lista in continua evoluzione).

lunedì 22 agosto 2011

Il coraggio di essere un ornitorinco



" Ho la bocca da papera, un corpo da lontra, una coda da castoro, sono un mammifero, ma depongo le uova, vivo nell'acqua, ma bagnato sono davvero bruttarello, il mio nome vuol dire muso d'uccello,ho una folta pelliccia, ma i miei piedi sono palmati.
Sembro buffo, tenero e carino, ma sono velenoso. Ho un veleno nelle zampe chepuò uccidere, si uccidere.
Mi prenderete ancora in giro?"


Credo che nel remoto e ipotetico caso in cui io debba mai scrivere un libro lo intitolerei proprio come questo post.

giovedì 18 agosto 2011

Siamo come il sole a mezzogiorno



Non mi è più concesso delegarti i miei casini, mi butto dentro vada come vada

lunedì 15 agosto 2011

Agosto...col bene che ti voglio

Ferragosto. Festa che non ha una collocazione precisa nella mia personale  classifica delle feste.

Natale è Natale. Natale non ha rivali. Sebbene qui la religione non sia di casa, è la festa del “tutti insieme”.
È la festa per antonomasia. È il clima che adoro del Natale. Non sproloquierò a riguardo, questo me lo tengo per il 24 dicembre. 

Pasqua. Da piccola ero molto più attenta alle feste, adesso proprio no. Per lo più sono occasioni per staccare dalla quotidinità, per vedere se è fattibile una settimana da qualche parte. 
Pasqua era la fine dei miei fioretti. Un anno avevo promesso che per 40 giorni non avrei mangiato cioccolato (ad esclusione del Nesquik nel latte, anche se quello non so cosa abbia a che vedere con il cioccolato) e non avrei bevuto bibite gasate. Sembrava più una dieta che un fioretto, ma per una bambina di 9 anni (o forse 8, non mi ricordo) era un impegno 
non da poco. Portai a termine il mio fioretto, con sorpresa di tutti e con una forza d'animo che mi invidio.
Adesso 40 giorni senza ingurgitare cioccolato in qualsiasi sua declinazione mi mettono un po' di timore.

Lasciamo stare il primo novembre. Un incubo nella mia memoria di bambina, quando venivo trascinata dalla nonna e sua sorella al cimitero a visitare tombe di chiunque avessero anche solo incontrato una volta. 
A onor del vero devo ammettere che al ritorno mi compravano sempre i ferri vecchi (dato che non so se sia un'usanza nazionale o solo locale, esplico. Qui in bassa lombarda, o forse solo qui nel Paesuncolo, per l'1 e il 2 novembre, le pasticcerie fanno dei cioccolatini a forma di martello, cacciavite, chiave inglese. Non so il perchè, ma so che si trovano solo in quei giorni)

L'ultimo dell'anno, è tra le feste che più odio. Anzi forse quella che odio di più. 
Troppe aspettative, troppi buoni propositi inutili, divertimento forzato. Troppo. Troppo.
Sarà che da piccola, passavo il Natale con la mamma e il 31 dicembre con il babbo e dopo aver visto un cartone, aspettavamo il count down sul divano guardando contenitori televisivi della domenica messi in lustrini per l'occasione e si brindava a suon di CocaCola in bicchieri slavati della Nutella. Che immagine orribile. Se non sono una fan del 31 dicembre, mi si perdonerà.

Che dire del carnevale? Se non fosse per le chiacchere, le frittelle e il fatto che a Milano grazie al carnevale ambrosiano si sta a casa una intera settimana, me ne dimenticherei, ma da piccola mi preparavo con mesi di anticipo.
La mia Mami non mi comprava i vestiti, me li ha sempre fatti lei e dei vestiti 
fantasmagorici, niente cose scrause.
Io ero mooooolto poco femminile, quindi tra i vecchi travestimenti non si annoverano principesse o zarine. Batman, Michelangelo delle Tartarughe ninja, pagliaccio, Gosthbuster e solo in quinta elementare ho venduto l'anima al diavolo e ho ceduto in favore di una alquanto banale fata turchina.

Il giorno del mio compleanno. Eh beh! Tra i giorni di festa io lo metto. Sono sempre alquanto esaltata e mia mamma ogni anno fa qualcosa per renderlo speciale.
Il mio malsano egocentrismo rende il 14 maggio una delle feste più belle dell'anno.

Si può non mettere il 13 dicembre? “Santa Lu...Santa Lu...Santa Lu Lucia, vieni qui, fermati qui, vieni a casa mia
Tutto il mio anno girava attorno al 13 dicembre e mia mamma e le sue poco credibili minacce me lo ricordavano ancor di più.
Santa Lucia ti vede e non ti porta i giochi se continui a fare arrabbiare”, 
se non mangi Santa Lucia non passa quest'anno”, “Se non fai i compiti guarda che lo dico a Santa Lucia”.
Era una minaccia tutto l'anno, ma Santa Lucia è passata ogni anno.
La storia che ci veniva raccontata era di questa ragazza promessa sposa che dopo la guarigione della madre da una malattia molto penosa, si fece devota al Signore. 
Il futuro marito, la fa convocare davanti ad un tribunale e lì lei viene condannata. 
Le vengono strappati gli occhi e poi viene decapitata.
Ai bambini si dice che se la notte dell'arrivo di Santa Lucia si alzano per cercare di vederla,lei tirerà negli occhi del malcapitato della cenere e il bambino rimarrà cieco. Non mi sembra una gran storia da raccontare ai pargoli, più felice la storia di quel bonaccione grassoccio agghindato di rosso che intrattiene rapporti non chiari con la befana.
Comunque Santa Lucia era miracolosa. Arrivava a portarmi i regali a casa e anche a scuola. 
Sul banco avevamo avuto un anno i colori a tempera, un altro un libro (gli altri non me li ricordo),sempre una vagonata di caramelle e la mensa per quel giorno speciale non ci dava il solito frutto a metà mattina, ma lo yogurt. 
Adesso in ricordo dei tempi che furono ho fatto un patto con Santa Lucia. 
Giusto per ricordare la sua presenza, il 13 mattina sul tavolo trovo sempre dei dolci.

Ferragosto...
Da quando avevo 5 anni fino ai 18 l'estate l'ho sempre passata ai lidi di Comacchio. 
Tra Lido degli Estensi e Lido di Spina.
Non passavo una settimana là, ma 3 mesi abbondanti. Avevamo (pardon abbiamo ancora) una roulotte e la portavamo in campeggio ad aprile e rimaneva là fino a settembre. 
Con mia nonna, mio fratello e mia cugina rimanevamo là e nei week end qualche genitore veniva a trovarci.
Quindi diciamo che buona parte dei miei Ferragosti li ho passati in campeggio e là la tradizione voleva che si facessero tavolate lunghisssssssime con tutti i vicini, grigliate, si gonfiassero palloncini, accendessero lucine, si cantasse, ballasse e si facesse la giusta dose di casino. 
Poi il pomeriggio era il momento dei gavettoni e la sera in spiaggia a piedi nudi. 
Da quando non andiamo più al “mio mare” (alla domanda “dove vai d'estate” la risposta che davo era “al mio mare”, poco possessiva la ragazza) il Ferragosto non è più il momento tanto atteso, quello per cui ci si prepara con una settimana di anticipo, quello per cui si va a Porto Garibaldi a prendere il pesce fresco, ma un giorno di normale e calda amministrazione estiva.

Oggi per la valle del Maira.

giovedì 11 agosto 2011

La vita non è un telefilm. Se lo ripeto in continuazione, forse me ne convinco.


Driiiiiiiin
- Pronto? Pronto? Pronto?
- Mamma,chi era?
- Non lo so. Credo sia caduta la linea.

Driiiiiiin
- Pronto?

- Mamma e adesso chi era?
- Mi sa lo stesso di prima. Credo cada la linea.
- No. Ho capito. Sono dei ladri. Vogliono capire quante persone ci sono in casa. Se richiama
rispondi con voce maschile. Io preparo il manico della scopa, tu nascondi i coltelli. Li sconfiggeremo.
- …

Driiiiiin
- Mamma ricordati di fare la voce grossa
- Pronto? (non alterando minimamente la voce)
- Chel telefono chi el funsiuna mia - una voce dal cordless
- è la nonna, rimetti in ordine coltelli e scopa. E per l'amor del cielo guarda meno telefilm.

È vero spesso penso di essere perseguitata dall'SD6 o quando ricevo un messaggio da un numero che non conosco temo sia firmato “-A”. Nei banchetti di cianfrusaglie o di antiquariato credo sempre di essere vicina a Melinda Gordon, mi spiego i momenti di déjà vu come se fossi una sorella Halliwell, bastano strane impronte a volermi far invocare a gran voce “Max Evans, dove sei”. Vedo un'ambulanza e immagino già il Dottor Ross e il Dottor Benton che all'unisono esclamano “1...2...3...LIBERA”.
Ho preso l'ascensore in ospedale e mi sono fatta film su cosa non abbiano mai visto quelle 
quattro pareti metalliche: la fine di un amore, una proposta di matrimonio, la scoperta 
di una sorella. Invidio quelli che fanno giurisprudenza, ma tendo a dimenticare che 
avvocato non è sinonimo di AllyMcBeal. 
Diagnostico la Sindrome di Münchhausen a chiunque si lamenti in continuazione di qualche 
dolorino, conosco nomi come Vicodin, Fluoxetina. So cos'è una tracheotomia, vivo nella 
convinzione che sia possibile praticarla con una penna a sfera e che sia pratica abituale. 
E ancora...ancora...ancora...
Un doveroso ringraziamento va ora al blocco di Megavideo dopo 72 minuti, grazie al quale 
riesco a mantenere una vita al di fuori della CW e della ABC.

lunedì 8 agosto 2011

Ma io che ne so?

E la domanda che riecheggia da giorni
“Che intenzioni hai per il futuro?”
Ma io che ne so?
Che ne so cosa voglio fare tra...beh, si parla di...1 mese.
Ne ho avuto tanto di tempo per pensare, ma io stoica nel mio non espormi troppo, non ho ancora deciso nulla.

Mettendo sul tavolo le opzioni, abbiamo:
1- “Si conviene che dopo una triennale ne segua la magistrale”. Ok. Ci può stare, ma COSA? Ho fatto lettere, la facoltà che fanno un miliardo di persone, la facoltà degli indecisi, la facoltà di chi ha grandi sogni e niente di concreto, la facoltà che “ricordati, non ti darà mai da mangiare”.
Qualsiasi magistrale io faccia prevede esami su esami di recupero. Perchè nel mio pasticciato piano di studi nulla pare essere inerente a una qualsiasi magistrale estratta a caso da me.
Per ora sul piatto delle lauree magistrali offerte dalla mia cara UniMi il y a: Cultura e 
storia del sistema editoriale (cioè quella che si fa quando non si riesce ad entrare a 
Giornalismo e dato che a Giornalismo ne prendono 20 ogni due anni, credo sia una facoltà 
affollata)
Scienze Cognitive e processi decisionali. Parliamone pure. Interfacoltà tra Lettere e 
Medicina. Ripeto interfacoltà tra Lettere e Medicina. Io credo di averla messa nel calderone
solo perchè ho visto Medicina. Il mio gran coraggio non mi ha nemmeno concesso di 
sognare riguardo a Medicina finito il Liceo.
Non so che piano di studi abbia, non so cosa prevede, ma ha un gran bel nome. Poi quel 
Processi decisionali sarebbe utile in momenti come questo. 
Lingue e culture per la comunicazione e la cooperazione internazionale. Interfacoltà tra 
Lettere e Scienze Politiche. A me cooperazione internazionale, mi fa già salire le 
palpitazioni. Mi vedo già vicino ad Obama, oppure a dirigere un incontro della FAO.
Ho visto anche Biologia Marina,ma se non voglio buttare questi 3 anni e far venire un 
colpo alla mia genitrice, è meglio evitare, anche se l'immagine di me alle Hawaii a curare 
i delfini è fantastica, nella mia mente.

2- Altra opzione. Continuare a lavorare, quando poi ho deciso cosa fare, iniziare la magistrale. In tanti sostengono che se smetto di studiare non ricomincio più.

3- Ultima opzione. Che sarebbe quella per cui tendo maggiormente. Finisco gli esami a ottobre. Decido il titolo della tesi e possibilmente prima trovo un relatore e poi in Inghilterra, tornerei a discuterla e poi ancora lassù per un anno. Al ritorno, con una conoscenza dell'inglese discreta potrei barcamenarmi, come i grandi capi desiderano in una laurea magistrale.

Ora bisogna solo discutere con i finanziatori dei miei progetti e vedere cosa ne pensano.

Certo, quelle antipatiche delle mie amiche dall'alto delle loro decisioni già prese non sono molto d'aiuto. Una andrà in Germania, le altre due si sono già iscritte a una magistrale e l'altra, beh, l'altra si sposa.

Che ne sarà di me? Lo scopriremo solo vivendo, comunque adesso ho un po' paura.


sabato 6 agosto 2011

Ma troverò l'uomo della mia vita?

Studio sociologico PERFETTO

S: Allora ci sono 6.700.000.000 miliardi di persone al mondo.
K: Togli 3 miliardi e mezzo di donne, arriviamo a 3.200.000.000 di uomini al mondo.
G:Togli i preti. Togli i monaci. Togli gli eremiti. Togli i gay. Togli i transessuali. Togli quelli che sono gay e non lo sanno (perchè sono certa che lo scoprirebbero proprio quando mi ci metto insieme), arriviamo a dimezzare e arriviamo a 1.600.000.000 uomini potenzialmente interessati a me.
M:Adesso dividiamo in fasce d'età. Ne facciamo 5. 0-20, 20-40, 40-60, 60-80, 80-100. Diciamo che aspiro solo alla fascia d'età 20-40. Arriviamo a 320.000.000.
K:Adesso togliamo i criminali, i mafiosi e i terroristi.
G:Togliamo quelli sposati perchè sai: “non fare alle altre quello che non vuoi sia fatto a te” (e qui ci giochiamo Argentero)
M: Togliamo quelli che non credono nella parità dei sessi e vogliono una geisha o una moglie da coprire o una moglie da esporre solo come trofeo.
S: Togli i cannibali.
M: Togli gli eschimesi, non per razzismo, ma io non andrei mai in giro trainata da una slitta a mangiare foche coperta da una pelliccia. Adesso togli quelli che pensano che Italia sia uguale a “PizzaMafiaMandolino”.
S: Bene, arriviamo più o meno a 100.000.000 uomini in tutto il mondo liberi da vincoli religiosi, matrimoniali, penali o con abitudini bizzarre.
G: Prossimo passo. Togli gli antipatici, i mammoni, i nerd, i traditori, i narcisi, gli sboroni, quelli che fissano le tette, quelli che votano "quello là", i sociopatici, gli ipocondriaci, gli analfabeti, gli imbranati, quelli che credono nell'unico dio PlayStation, i Casanova, i possessivi, i fan del Bunga Bunga.
K: Togli quelli che non vogliono una famiglia, i fanatici, quelli che si sentirebbero inferiori se io guadagnassi più di loro, quelli che odiano gli animali, quelli che tirano coca per fare i fighi, togli quelli che pensano che piangere non sia una cosa da uomini.
M:Togli quelli che fanno i pagliacci nei circhi, sono terrorizzata. Togli quelli che d'inverno scalano il K2 e d'estate risalgono il Niagara in kayak. Togli quelli che non hanno mai cucinato, lavato, stirato.
S: Togli quelli che di punto in bianco partono per l'altro capo del mondo. Ah,togli i commessi di Abercrombie, le quindicenni infoiate non sono un avversario semplice.

M: Frena. Siamo a 0.


M,K,S e G: Caz**!

La conclusione vien da sé: se Jonh Smith fosse reale...

mercoledì 3 agosto 2011

Max, ma che dici? Questione di interpretazione.

Quando ero alle elementari adoravo gli 883. Cantavo e ballavo ripetendo “nella notte, un ritmo che ti prende, nella notte”. Giocavo ad immaginarmi che Max Pezzali fosse mio fratello (il ruolo di marito era già occupato da Nick dei Backstreet Boys). Urlavo a squarciagola “Gli anni d'oro del grande Real. Gli anni di Happy Days e di Ralph Malph. Gli anni dei Roy Rogers come jeans” ignorando totalmente cosa fosse il Real, Happy Days, Ralph Malph, Roy Rogers, ma mi piaceva troppo (e come si può sentire, mi piace ancora)
 
  Parma, 31 ottobre 2008 <3

“Gli anni” fu anche il mio primo cd. “La dura legge del gol” ce l'avevo su cassetta. Una cassetta gialla, fantastica. 
Appena uscì “Io ci sarò” entrò subito in vetta alla mia personale classifica (in seconda posizione si trovava Elio con “La terra dei cachi” e a chiudere il podio Jovanotti “bella come una mattina d'acqua cristallina”).

L'amore per Max non è mai finito. Si sono aggiunti altri cantanti, ma il primo amore non si scorda mai e la cassetta “Jolly Blu” macinata e stramacinata nel mio registratore lo sa bene, così come lo sanno le lacrime versate per "Se tornerai" e il dire "vuoi la bicicletta e poi, pedalare ca*** tuoi" random.

Finita l'epoca 883 sono arrivati altri cd, tutti disposti in rigoroso ordine nella mia camera.
Grazie Mille (e il gioco della slot macchine)
1 in +
Il mondo insieme a te (credo che sia proprio la canzone che da il nome al cd ad avermi creato aspettative ALTISSSSSSIME verso il mondo maschile)
TuttoMax
Time Out
e adesso Terraferma.
Non dirò nulla sulla tenuta sanremese, perché anche se non lo conosco “io a Max ci voglio bene” 
3 maggio 2011 - Palabam di Mantova
Ora però qui urge un chiarimento.

“Questo cielo di pianura non è mai blu veramente, può essere più o meno grigio a volte azzurro chiaro, ma molto raramente, come l'anima di chi ci vive per sua scelta o suo malgrado, come l'ombra di un amore perso, ma mai veramente dimenticato”

Max, perché? Tu vieni da Pavia, non dalla Sardegna! Perché intristire così gli abitanti della valle del Po?


Condivido l'ammòre per Max con una delle mie migliori amiche e quando l'ho interpellata su questa frase,
lei è subito intervenuta con un'analisi linguistica/grammaticale che lasciava molto spazio alla fantasia, sostenendo che mettendo delle virgole al posto giusto, l'interpretazione è diversa. Bah!

Per la plebaglia come me invece trattasi di metafora con più termini di paragone. “La fragola è rossa come il pomodoro, come il sangue.” Sono d'accordo, non viviamo nell'angolo più bello d'Italia, ma siamo felici anche qui...(ogni tanto).
Max, nel prossimo cd chiedo una canzone-elogio per chi sopporta la nebbia, per chi è lontano sia dal mare che dalla montagna, per chi mette l'articolo davanti ai nomi propri, per chi toglie il piumino solo a marzo, per chi vede raramente il cielo azzurro.

martedì 2 agosto 2011

Rentrèe à la maison

E adesso inizia il bello...Si apre ora il periodo “su, decidi cosa vuoi fare da grande”.
Nemmeno il tempo di far sbiadire la tintarella, di far asciugare il salviettone steso che ecco che si
presenta QUEL varco. 
Non è un bivio, lì avrei solo il 50% di sbagliare, qui è una rotonda con 28 uscite e una sola certezza: prenderò l'uscita sbagliata! Perchè non posso fare l'alpina? Torno con la mente alla mia settimana passata, dove tutto sembrava potersi sistemare “più avanti”. La sera nessun magone pensando al futuro,solo sonno profondo sul dondolio delle onde. I miss you, Boat.
Guardando il mondo da un oblò

venerdì 22 luglio 2011

Io sono una valigia... in molti mi trasportano, ma solo tu hai la combinazione

La valigia è pronta. Qualcosa di blu, qualcosa avrò dimenticato, qualcosa è inutile, qualcosa di nuovo, qualcosa di prestato e qualcosa di vecchio.
è una settimana di vacanza, non un matrimonio, ma a volte sembro dimenticarmelo...

L' ansia da partenza, c'è.
Il K-way lo porto per scaramanzia. Se porto k-way e ombrello è quasi certo che non pioverà.
Le medicine ci sono, sempre per scaramanzia.
Direi che ho il necessario per non rovinare una vacanza.

lunedì 18 luglio 2011

Quattro amiche al bar

...tiravi fuori i tuoi perché e proponevi i tuoi farò
Quattro amiche e un paio di jeans? No, non potremmo mai condividere un paio di jeans.
Quattro amiche che in qualche locale in di Manhattan parlano della loro carriera e di moda? No, noi vaghiamo ancora per grandi università.
Semplicemente...quattro fanciulle annoiate dall'afa della bassa padana, stanche di sottolineare fotocopie e fare riassunti: destinazione lago.

...si parlava con tenacità di speranze e possibilità...
In macchina è uscito il nostro lato più grezzo. Quello che celare agli occhi altrui è solo un bene.
Quel lato che ti porta a cantare Katy Perry a squarciagola e voler fare di “Fireworks” una canzone leggendaria , per poi passare a “Wannabe”, in ricordo dei tempi in cui alle elementari ripetevamo frasi senza senso [ifuannabimailovèèr] e ci atteggiavamo a piccole dive anni '90 ascoltando le SpiceGirl.

...noi, destinate a qualche cosa in più
che a una marito, un figlio, una casa e un cane...

Giornata di scottature, rumore di onde, ghiaccioli, odore inebriante di crema, scoperte sensazionali, prendersi in giro, importanti studi matematici improvvisati, sorrisi veri, cigni assalitori, acrobazie in acqua, ombrellone che volava via, sassi, sassi e sassi.

...che sogniamo di cambiare il mondo

lunedì 11 luglio 2011

Questione di spelling

Conversazioni assurde di cui solo i variegati clienti ATM possono godere.

La conversazione non l'ho sentita dall' inizio, solo quando il ragazzo (30-35 anni suppergiù) ha aumentato il tono di voce perchè dall'altro capo del telefono non capivano, ho iniziato a dare un senso a ciò che prima per me era solo un vociare indistinto.

- Send me a e-mail. Ok? luigi.per ciocciol gmail point com
Ha detto proprio “send me a email” foneticamente! E ha detto proprio “chiocciol”!
Dall'altro capo del telefono devono aver fatto intendere al garzoncello scherzoso che non avevano capito nulla. Così lui, forte delle sue conoscenze e con spavalderia ha iniziato a fare un improbabile quanto divertente spelling.
- “elle” like London, “u” like Udine. Udine. U. Yes,yes. “i” like
Non gli veniva proprio una città di provincia italiana nota ai suoi interlocutori. Proprio non gli veniva in mente. In quel preciso istante il tram 14 fa la fermata a Piazza Napoli e a destra ecco la soluzione ai problemi
- “i” like... INTESA SAN PAOLO
Nessuno è riuscito a trattenere le risate. Chi fissava il variopinto linoleun del tram pur di non gettare nello sconforto il ragazzo, chi invece rideva con gli occhi, che si trovava a ridere senza accorgersi.

Con lo sguardo perso, il ragazzo adesso guardava il ricco parterre che comodamente seduto assisteva al suo momento drammatico. Ha battuto la mano sulla spalla del ragazzo che sedeva vicino a lui.
- Mi aiuti?
Il ragazzo al posto giusto nel momento giusto ha preso in mano il telefono e con il biglietto da visita in mano, dettava l'indirizzo “iiméil” lasciando all' Intesa San Paolo il solo ruolo di banca.

A conversazione finita, una volta fatto il resoconto, con un misto tra stupore e incredulità ha detto al malcapitato “dovresti migliorare la pronuncia”.

Come se con “chiocciol” non si fosse già toccato il fondo.

domenica 3 luglio 2011

E uno stupido paio di occhiali rosa a forma di cuore

Tutto è nato per caso. Sembrava quasi uno sbaglio, ma fortunatamente ci siamo buttati di testa in quello sbaglio trasformandolo nello sbaglio più bello che ci potesse capitare.

Tu piacevi a chi io non avrei mai potuto fare un torto. Eri nel limbo di quelli su cui farci anche solo un pensiero era moralmente punibile.

Ancora eravamo nella nostra piccola succursale universitaria e Lei ti guardava con occhi sognanti, ti vedevamo giocare a calcio nel giardino con i tuo amici usando la stagnola del panino e lei già s'immaginava il colore degli occhi dei vostri figli. Parlavi con lei, sorridevi e io rimanevo un passo indietro, perchè mi ero accorta di quanto mi piacesse quel sorriso.

Tu in aula studio, io a lezione di Storia. Esco per andare in bagno, macchinette deserte, come non approfittare, mi godo lo spettacolo del soppalco vuoto ed eccoti sbucare da un'aula studio.
- Ciao
- Ciao
- Cosa ci fai qui da sola?
- Niente, devo rientrare in aula. Siamo nel bel mezzo della seconda guerra mondiale.
- Fermati un attimo, tanto i tedeschi perdono. Ti vedo tutti i giorni e non so nemmeno come ti chiami.
- S
- Non riesco mai a trovarti da sola, sei sempre in schieramento con le altre del primo anno. Dopo Storia cos'hai?
- Pranzo e filosofia
- Mangiamo insieme?
- No. Adesso devo rientrare.
Ti ero parsa altezzosa e antipatica, anzi come mi hai detto poi “una str**** stretta in un paio di jeans”.

Dopo meno di un'ora pranzavo fuori con le compagne di corso, tra cui Lei e tu sei arrivato. Lei è scattata in piedi come una molla. Tu l'hai salutata e ti sei rivolto a me “allora la guerra è finita come ti avevo detto io o ci sono cambiamenti?”.
Tutte si sono girate a guardarmi. Lei è intervenuta raccontandoti la lezione.

Non ti sei fatto scoraggiare. Ti piaceva l'idea che ti dicessi di no, volevi farmi cadere tra le tue braccia.
A Lei piacevi davvero. Tu non facevi nulla per farle capire che da parte tua non c'era che un'amicizia. Ogni volta che mi staccavo dalle ragazze, tu zompettante arrivavi e mi chiedevi di pranzare insieme. E la risposta era rimasta NO. Poi, si dice per caso, ma io non credo sia così, io le mie amiche siamo andate a mangiare davanti all'università e tu e i tuoi amici dopo 5 minuti eravate al tavolo vicino che dopo altri 5 minuti era diventato un tavolo unico e sempre per caso tu eri seduto vicino a me.
Su un tovagliolo di carta hai scritto “alla fine ce l'ho fatta a portarti a pranzo”.
Io in vistoso imbarazzo, Lei ormai aveva capito e tu gongolavi.

Lei è venuta da me “Tranquilla, il mio era un amore platonico. Visto da vicino non è nemmeno così bello. Poi è anche scarso a giocare a calcio. Se te l'ha chiesto, esci, io ho visto bene il suo amico e credo ci farò un pensierino”

Era dicembre. Dopo pochi giorni le lezioni sarebbero finite e tutto andava in pausa fino a metà febbraio.
- Non ha senso iniziare nulla ora. Le lezioni finiscono e abitiamo lontani. Ci vediamo quando ricominciano le lezioni e vediamo cosa ci succede.
Credevo che tu non avresti mai aspettato tutto quel tempo, che a febbraio non ti saresti nemmeno ricordato il mio nome.


Così non è stato e il primo giorno del secondo semestre tu eri lì ad aspettarmi.
- Oggi pranziamo insieme.

Da lì è iniziato il NOI. Non lo sapevamo, io credevo che la tua era solo smania, non sopportavi che io potessi dirti NO, invece dopo poco tempo guardandoci indietro avevamo fatto già tantissima strada. Sfruttavamo tutto il tempo che avevamo. Andavamo insieme alla scoperta di cose nuove, in un rapporto che stava diventando grande.
L'estate è arrivata in un batter d'occhio e con lei anche la prima piccola esperienza di convivenza tra noi a Milano. Tre settimane insieme. Nonostante le paure, sono state tre settimane fatte di una quotidianità speciale, iniziavamo a conoscerci, credendo che non avremmo potuto scoprire di più dell'altro.
Insieme vedevamo il mondo come attraverso degli stupidi occhiali rosa a forma di cuore. Se c'era l'altro tutto era più facile.
"Attraverso quelle lenti il mondo sembrava migliore"


L'estate ci ha portato anche al mare, al lago, abbiamo sempre fatto quello che sentivamo in quel momento senza programmare nulla e andava tutto bene. Ma si sa è facile che un rapporto vada bene finchè non ci sono problemi.
Dopo un anno insieme i problemi sono arrivati, coincidendo con il ritorno di una ex troppo ingombrate. Mi sono allontanata io, per una settimana non ci siamo visti e chiamate e messaggi erano sporadici.
Proprio in quei giorni è arrivato inaspettatamente il momento in cui ho avuto più bisogno di te. Cose che da sola non potevo affrontare. Un peso sulle mie spalle troppo grande.
Ti ho chiamato : “ho bisogno di te” e senza nemmeno chiedermi perchè dopo due ore ero seduta in macchina vicino a te fuori da un ospedale.
Avevo paura di aprirmi totalmente con te perchè avresti visto anche il peggio, ma tu eri lì, mi tenevi la mano e così hai visto tutto, piangevo in continuazione e tu asciugavi lacrime, senza far domande.

La mia famiglia era allo sbaraglio, nessuno si aspettava nulla, non riuscivamo a farci forza l'uno con l'altro, riuscivamo solo a puntare il dito e darci la colpa, com'era potuto accadere che nessuno si fosse accorto di niente. Avevamo così tanti sensi di colpa che l'unico modo era dare la responsabilità agli altri.

Tu c'eri, nonostante io ti avessi allontanato da me, tu sei tornato e rimasto con me. Mi obbligavi a mangiare e quando stavo male da vomitare tutto, tu in silenzio mi tenevi i capelli indietro. Con il tempo mi hai risollevata, mi hai ridato quegli stupidi occhiali rosa a forma di cuore per farmi vedere che il mondo cambia a seconda di come lo guardiamo. Volevi farmi tornare a credere che il mondo è il posto più bello, dove i sogni si realizzano e dove sorridere è quello di cui c'è più bisogno. Non siamo più tornati i NOI di prima, avevamo condiviso talmente tanto in quel periodo che nulla sarebbe più potuto essere come prima e adesso eravamo legati in un modo profondo, assoluto e totalizzante. Ti guardavo e vedevo un mondo intero. Sempre più vicini. Non avevo più paura di cosa ci sarebbe successo perchè ero sicura che insieme avremmo potuto affrontare tutto. Non avevamo più paura di dirci nulla. Anche quello di cui non andavamo fieri. Io con te al mio fianco mi sentivo completa come non ero mai riuscita a sentirmi.

Due anni e mezzo insieme sono arrivati.
I nostri problemi siamo noi. I nostri problemi sono dettati dalla paura e dalla consapevolezza. I progetti che abbiamo per le nostre vite sono diversi e per ora non ci permettono di continuare a condividere Noi. Ho sempre temuto che questo momento arrivasse. Però dobbiamo crearci un futuro. Per caso tutto è iniziato e per caso è tutto finito.

Insieme abbiamo affrontato tutto quello che la vita ci ha dato. Siamo cresciuti insieme. Anche nel momento più buio, hai trovato il modo di accendere ancora la luce nei miei occhi. Abbiamo riso tantissimo, avevi il dono di farmi sentire speciale, hai sempre capito quello che non ti volevo dire.
Io mi arrabbiavo e tu mi dicevi “adesso litigheremo, ma prima di iniziare ricordati che ti amo” e tutto finiva lì. Sapevi prendermi, mi conosci talmente bene che hai capito prima di me, che stavamo andando in due direzioni diverse.

Separarci è stato difficile e sai che rivederti per me lo è ancora. Quello sguardo e quel sorriso sono stati il centro dei miei pensieri per tanto tempo. Però adesso è giusto che ognuno trovi quella strada per cui ha sudato, ognuno dovrà provare a inseguire il suo sogno e se quando avremo fatto le nostre esperienze ci troveremo ancora vicini, beh, allora non ti lascerò più.

Perchè tu sei quello che quando una notte quando alle 2 l'ho chiamato:
- Dormivi?
- Si
- Scusa. Non lo sapevo. Però sei anche stupido, perchè tieni il telefono acceso se dormi?
- Per te. Se hai bisogno, devo esserci.

BUON VIAGGIO e adesso rimetterò ancora quegli stupidi occhiali rosa a forma di cuore per cercare di ritrovare il bello del mondo ovunque mi porterà.

Buon Viaggio, Amore!

PS "I have a feeling we're not in Kansas anymore" arriverà!

mercoledì 29 giugno 2011

è proprio quando te ne dimentichi che...

Oggi era la giornata AMARCORD. Al telefono con la mia migliore amica ripassavamo i compagni delle elementari, delle medie e del liceo.
"Ma si è fatto più carino o ancora occhiali e apparecchio"
"Ma che fine ha fatto? Studia o lavora?"
"Spero sia dimagrito"
"Era così bellino da piccolo, adesso è uno sgorbio"
“Ce l'ho amica su FaceBook, devi vedere che foto”
"lei? pare sia una ragazza allegra"
"ah, l'ho visto sul treno"
"ma sta ancora con lo stesso tipo? Che tristezza".
Poi ci siamo arenate. Su una ragazza del liceo che era completamente sparita. Più sentito nulla, più vista in giro e anche sul potente mezzo per lo stalking (FaceBook) non ci sono sue tracce.
- Cercala su Google
Mai frase fu più sbagliata.
Durante l'ultimo anno di liceo, allo scadere di maggio uno dei due maschi della classe sopravvissuti ebbe la brillante idea di pubblicare sul suo blog un commento per ogni compagno di classe, seguito da un voto.
Non tutti sapevano di questa cosa. Giravano per la classe foglietti clandestini, gente sghignazzante, ma nulla aveva scosso il precario equilibrio di quella classe tanto disunita da richiedere l'intervento di una sorta di terapia di gruppo.
In una calda mattinata primaverile, l'intera classe era nel laboratorio di informatica per preparare la tesina (beh...ci siamo capiti) e gira che ti rigira (termine altamente tecnico) c'erano 20 computer su quella pagina.
Ciò scatenò il putiferio nella classe. Gente che non si parlava più, liti, nervi a fior di pelle (tutto amplificato dall'ansia pre esame). Anch'io litigai con la mia compagna di banco.
Durante la cena di classe (fatta tra la fine delle lezioni e l'inizio degli esami) con tutti i professori presenti aleggiava ancora nell'aria il clima di discordia creato da quel fantomatico post.
I professori volevano leggere, volevano vedere, così l'autore declamò a tutti, davanti a gnocco fritto e primosale, quello che aveva scritto.
Sapere che gli altri avevano letto, che avevano anche riso era una cosa, ma sentirlo ad alta voce seguito da "siiii è vero" o urletti isterici, fu troppo per alcune fanciulle.
Non se ne parlò più. Il liceo finì e da allora quella classe non si è più riunita.
Tornando ab ovo, abbiamo inserito il nome e il cognome della compagna di classe in Google e il primo risultato era la pagina di quel blog.
Ormai immemori che stavamo cercando che fine avesse fatto la cara ragazza, abbiamo inserito anche i nostri nomi e cognomi e anche per noi il primo risultato è stato quella pagina.
Io sono per l'assoluta libertà di esprimere qualsiasi opinione, però non ritengo affatto corretto che una persona qualunque possa scrivere ciò che voglia, mettere il mio nome e cognome e che ciò sia visibile al mondo.
Perchè lui può esprimere giudizi sulle persone e questo rimane indelebile?
Io non avrei mai e poi mai messo i cognomi. Già non metto mai i nomi, figuriamoci i cognomi. Avrebbe avuto lo stesso risultato se avesse scritto solo i nomi. Avrebbe comunque generato il caos in 5 A Ling, ma avrebbe fatto si che 3 anni dopo avremmo potuto far finta che quelle liti finali non ci fossero state e ci avrebbe permesso di crogiolarci in ricordi migliori di quello che è veramente stato il liceo.

sabato 25 giugno 2011

Tolto il dente, tolto il dolore?! Ennesima cazzata!

Sai che farà male, tutte le tue amiche hanno volutamente ingigantito le esperienze di “un amica del mio ex”, o “la cugina della mia vicina di casa”, prospettandoti scenari epici e drammatici, ma tu, con la testa bassa e una panoramica in mano entri nello studio del dentista per togliere il primo dente del giudizio.

Tutto tranquillo, ci sei già stata, sempre per brevi sedute di “Apri. Chiudi. Tutto a posto ci vediamo tra tre mesi”, stavolta è diverso e il tuo stomaco che si contorce lo sa, oh se lo sa.
Uno stuolo di ferri, che la lamapada a LED rende ancora più brillanti. Una siringa, dentro un liquido giallo.
Inizia la tortura e pensi “ma non sento nulla, che bello”. Vedo impugnare gli arnesi più grandi e più strani, non mi spavento nemmeno quando vedo il bisturi e quando sento “cuciamo” penso “di già?”.
Nella mia ingenuità uscita dallo studio del dentista parlavo, in macchina cantavo, ho scritto alle mie amiche “mi avete messo paura per nulla”. Ero nel pieno della mia gioia. Ci fermiamo in farmacia. Ci fermiamo a prendere del gelato e inizio a sentire come uno spillo che insiste sulla mia gengiva. Il tempo di tornare a casa, appoggiarmi sul letto con un libro e il male cresce, cresce, cresce. Un male da non riuscire ad aprire la bocca, un male da rifiutare che la tua cena sia una vaschetta di gelato, ma di quello buono.
Un male che nemmeno “ascolta canzoni allegre e ti passa” attenua.

L'anestesia è stata bella. Un'esperienza bellissima. Mi ha fatto credere di essere Wonder Woman. Piacere effimero.
Adesso io e il solco che ho in bocca al posto del dente quarantotto conviviamo, più o meno pacificamente, aiutati da quel gran giudice di pace che è il MOMENT.

Ma i detti popolari sono una gran fregatura.

mercoledì 22 giugno 2011

Io che per un niente vado giù

Spaccacuore urlata a squarciagola con annesso gesto di sparo, è mia. è nostra.
La torta al cioccolato dopo un esame andato a male è nostra.
Irlanda


domenica 19 giugno 2011

Italia si, Italia no

Perchè io sono del nord, non so cosa vuol dire avere il mare vicino a casa
Perchè io sono del nord, non so cosa vuol dire l'allegria della gente del sud
Perchè io sono del nord e mi ostino a mettere gli articoli davanti ai nomi propri
Perchè io sono del nord e il pesce lo conosco solo surgelato
Perchè io sono del nord, a marzo sono ancora avvolta nel piumino d'oca
Perchè io sono del nord e l'ignoranza c'è anche qui
Perchè io sono del nord e di nati stanchi ce n'è ovunque
Perchè io sono del nord e non sono così sicura che l'arretratezza sia prerogativa del Sud

Perchè io sono del nord, ma non mi riconosco in nulla di quello che è stato detto oggi sulla gente del nord.
Non sono più operosa, colta, diligente, educata, civile e intelligente delle ragazze della mia età che vivono al Sud, anzi...
Pontida darà voce a molti che la pensano così, ma io nel mio piccolo sono felice di non avere barriere mentali dettate dai confini geografici.
Anche perchè a me la polenta, non piace...

Si dice che il mondo sia bello perchè vario! Sarà...

lunedì 6 giugno 2011

Perchè affidate i desideri a enormi palle di gas?

Vagando per il World Wide Web (inchino ad Alfi), ho trovato il video di un programma scientifico per bambini condotto da niente popò di meno che Margherita Hack.

Il tutto iniziava con una frase “perchè affidate desideri alle stelle? Sono solo enormi palle di gas. Niente di epico o romantico.”

Perchè da che ci siamo non raccontiamo ai bambini che quel bontempone vestito di rosso è frutto del consumismo?
Perchè armati di manuali di anatomia non spieghiamo che una ragazza con le pinne al posto delle gambe non ha nessuna possibilità di esistere?
Perchè non dire anche che gli alberi non parlano, che il topino dei denti è una gran fregatura e che gli spinaci non li faranno diventare dei super eroi.
E anche che è davvero di cattivo gusto credere che una donna a cui sono stati tolti gli occhi, il 13 dicembre porti giocattoli a tutti.

Crescono talmente in fretta. Hanno anni e anni per non credere nella magia. Dovranno confrontarsi con la vita, dovranno imparare che “giochiamo a fare i pirati” o “facciamo che io sono la mamma e tu la bambina” o “assaggia qui” mostrandoti un intruglio di erba, terra e acqua in un piccolo piattino di plastica gialla a forma di Winnie the Pooh non è la realtà.
“Ti ho preparato il caffè” e tu hai in mano una tazzina con disegnate le principesse Disney e stai al suo gioco, perchè lei ci vede davvero dentro il caffè. Lei crede davvero di averti preparato qualcosa, Lei vede cose che pian pianino non vedrà più.

Hanno il diritto di credere alla magia il più a lungo possibile, hanno in diritto di vivere con fate, folletti, principesse o amici immaginari. Hanno il diritto di prendere una federa del cuscino, appoggiarla sulla testa e dire che si stanno sposando. Hanno il diritto di fingere di guidare una macchina.

Quelle non sono enormi palle di gas. È il posto più sicuro a cui affidare desideri.
E se non sanno la composizione delle stelle, avranno tutto il tempo per impararla, mentre il tempo per credere che con una canzone la cameretta si riordini è poco.
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