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mercoledì 26 marzo 2014

I saw what I saw

Un mese senza scrivere su questo povero e abbandonato bloggg.
Io racconterei più che volentieri tutto quello che accade al lavoro, ma mi hanno fatto firmare ben due fogli in cui dichiaro che quello che vedo e sento là, deve rimanere là.
Non avevo mai firmato nulla di simile.

Qui si. Qui sebbene in mia presenza tutti parlino in codice non devo dire niente di quello che sento. Forse è un test, forse i servizi segreti mi vogliono assumere e questa è una copertura, un test involontario, che ovviamente non supererò mai.
La pubblica amministrazione non dovrebbe essere limpida e cristallina e dovrei essere libera di raccontare tutti i tramini?

Comunque è così. Non devo parlare. Però più loro parlano in codice e più io mi incuriosisco. Già devo superare l'arduo scalino che lì si parli per lo più in dialetto, che si, è il dialetto di dove sono nata e cresciuta, ma è il dialetto che da piccola guai a dire qualcosa perchè “non sta bene”.
Qui dove hanno una media di due lauree a testa parlano in dialetto.
Quindi diciamo che ho qualche problema linguistico, il problema che non conosco le persone di cui parlano e che quando chiacchierano su qualcuno che forse potrei anche lontanamente intuire chi sia si prodigano in mosse del capo, o epiteti misteriosi e incomprensibili.

Quindi tranne il fatto che il lato bello di lavorare lì dovrebbe essere la mole succulenta di notizie eppure torno a casa districando enormi matasse di nomi, diciamo che le mie chiappe non si alzano dalla sedia, il mio stomaco gorgoglia e il mio livello di concentrazione dopo una certa ora cala drasticamente arrivando ai minimi storici intorno alle undici e mezza/mezzogiorno.

Io che da brava sono sempre stata miglia lontana dal caffè ho iniziato a far entrare caffeina in corpo, ma essendo che del caffè mi piace l'odore, ma non il sapore, ingurgito pastiglie di caffeina per restare sveglia.
Qualcuno di molto saggio mi ha detto “mi sembri sempre più strana”.

Avevo anche dei lunghissimi capelli, lunghi. Ora no. Ora ho qualcosa senza forma, di lunghezza esigua, a tratti sparuta.

All'orizzonte (oltre che il ritorno del Trono di Spade) si profila anche qualcos'altro. Qualcosa che ancora non è certo e ha forme approssimative, ma che già sta riempiendo la mia testa e il mio desktop.
Pare che fratello e tutti i personaggi di Star Wars (tra cui si annovera un Dart Vader di dimensioni mastodontiche che puntando la spada laser verso la mia parte di camera sibila con voce da maniaco “you don't know the power of darkness”) andranno per la loro strada. Forse Fratello è pronto a prendere il volo. Forse.

Sempre se Mater non gli tira il freno a mano. Mater per quanto voglia che Fratello impari l'elementare concetto causa-effetto (se non riempi la lavastoviglie non hai piatti puliti, se non lavi i vestiti non ne hai di puliti, se non fai la spesa non hai cibo, se non pulisci rischi l'invasione di scarafaggi) c'è un alto tasso di probabilità che freni questo moto indipendentista.

Io intanto crogiolandomi in questa ipotetica idea ho riempito il desktop di cartelle piene di idee per quella che diventerà la mia immensa camera.
Ormai i siti di streaming stanno cedendo il primato al sito della maison du monde.
Avrò un armadio enorme. Avrò tanto spazio, se vorrò avrò anche della carta da parati.
Avrò una libreria con le ante. Avrò talmente tanto spazio da voler sub affittare qualche metro quadro.
E probabilmente tutto ciò rimarrà in un folder sul desktop.
Haloa

domenica 2 marzo 2014

Il terzo primo giorno di lavoro.

Il primo primo giorno non mi era piaciuto. L'ho odiato.
Il mio stomaco era talmente in subbuglio che non ho nemmeno pranzato.
L'agitazione era troppa, l'ansia seguiva a ruota.
Troppi nomi, troppe cose da ricordare, un mondo che non conoscevo. 
Dovevo capire come funzionava la vita lì dentro. Capire i ritmi e come ci si muoveva.
Credo che per la prima settimana sono io sia stata sempre seduta in punta alla sedia. Sempre.
Tutta gente molto più grande di me, il telefono che continuava a squillare e parlavano per ore di assegni, fatture e amenità che non conoscevo. Ci ho messo un po' a sedermi tranquillamente sulla sedia, a rilassare le spalle e prendermi il tempo per fare le cose. Ho capito che chiedere se non ero in grado di fare qualcosa non era un dramma, ma ogni tanto era anche esaltante buttarmi a capofitto e vedere cosa ne usciva (per esempio quasi un'ora per inviare un fax. Tra improperi e espressioni del tipo "chi cavolo usa ancora il fax oggigiorno?"). Con il tempo ho capito come funzionava il tutto, no, il fax non l'ho mai capito e si sono arresi e ho iniziato a prendere il lato positivo del tutto. In un ufficio si vede l'umanità più varia.

Il secondo primo giorno non ha avuto molto a che vedere con il primo. Anzi. Ero emozionatissima. Era un sogno. Era tutto bellissimo. Tutto oltre le aspettative.
Nemmeno lì sapevo come muovermi, come interagire con gli altri, come capire chi erano quelli davvero importanti a cui non rompere le scatole con stupide domande. Essere in una grande stanza con altri 5 stagisti ha aiutato, guardare fuori ed essere in piena Manhattan anche. Lì non sono mai stata seduta sulla punta della sedia, lì mi ero ripetuta un mantra prima di partire "buttati nelle cose, è un'esperienza che capita solo una volta nella vita" e così ho fatto. Per tre mesi mi sono completamente lasciata tirare dalla corrente, che poi a NYC non si chiama corrente, si chiama vita.
L'ambiente di lavoro era stimolante, avevo a che fare con persone che mai mi ricapiteranno, ho incontrato gente che nemmeno sommando il resto della mia vita. Nonostante fossi lassù al quarto piano, l'ultima ruota del carro ci si sentiva importanti. Uscire e sopra la testa sventolava la bandiera italiana, faceva sentire l'orgoglio per la terra di appartenenza. Si quel primo giorno, ma tutti quei giorni sono stati indelebili.

Ora non resta che vedere che ne sarà domani.
Ho già l'ansia. Diciamo che tra i miei livelli di ansia finora conosciuti siamo a metà della scala ESSE-ANSIA.
Il livello che si dorme, male ma si dorme.
Non mi sono ancora figurata scenari apocalittici. Devo star zitta. Devo ricordarmi di non dire niente se non l'ho pensato almeno tre volte, perchè quando sono agitata ho il dono di dire parecchie idiozie.

I vestiti sono pronti sullo schienale della sedia. I capelli ho deciso che li terrò slegati, ma per precauzione, un elastico al polso ce lo metto.
Metto la collanina portafortuna e anche tutto l'armamentario portafortuna al polso.
Non ho cambiato la pila all'orologio. Dovrò guardare in continuazione l'iPhone. Non sta bene, ma io se non so l'ora sto male fisicamente.


venerdì 21 febbraio 2014

Rob

 Magari vorresti entrare in una certa cerchia, ma sei convinto che sia troppo esclusiva per accoglierti. Invece ho il sospetto che sia più disponibile e aperta di quanto tu creda. *

Caro Rob Brezsny, che io ti vorrei come migliore amico non è un segreto, ma dovresti spiegarti meglio, non puoi instillarmi il dubbio cosmico e poi lasciarmi lì appesa.

Rob, se ti riferisci a quello che penso io, sii più schietto, su, dillo. Dimmi proprio cosa fare passo dopo passo e io eseguirò da brava seguace, sii il mio Joe Carroll.
Fare così il vago non mi aiuta, anzi mi lascia perplessa.

Più dettagli Rob, esigo più dettagli perchè qui si naviga al buio seguendo le luci della costa. 

A tentativi, a silenzi, a momenti.

http://www.internazionale.it/oroscopo/2026-febbraio-2014/toro/


venerdì 14 febbraio 2014

14 febbraio

Essendo San Valentino, veniamo al tema dettato dalla giornata, si quello lì. No, non l'amore, il tema principale non è quello bensì aspettative e illusioni.

C'è chi incolpa le principesse Disney, ed è vero, personalmente mi hanno creato aspettative irrealizzabili, come indossare certi abiti vaporosi oppure sulla possibilità di non avere un punto vita. Ma questo non importa. L'importante è che per quanto riguarda il lato amoroso, non ho mai glorificato le principesse Disney e i loro principi, forse perchè la mia preferita era Mulan.

Quindi chi mai dovrò incolpare per i miei altissimi e irrealizzabili ideali romantici? 
Di chi è la colpa se dopo 10 minuti di conversazione con esponenti di sesso maschile perdo qualsivoglia interesse amoroso poichè non soddisfano tutti i miei criteri indispensabili?
Dopo un'attenta analisi ho sentenziato che il maggiore responsabile è lui, Max.

Se fin da piccina non avessi avuto in testa le parole di Max Pezzali forse oggi avrei un equilibrio emotivo più stabile. O anche se fossi stata piccina un po' prima, quando ancora cantava “O me o (quei deficienti lì)” o “La radio a 1000 watt” forse avrei capito che c'era qualcosa a cui stare attenta nel rapporto uomo-donna.

Invece no.
da http://883maxpezzali.forumfree.it
E quando a 9 anni ti rovini, sei rovinata per il resto della vita.


A 10 anni è arrivata “Nient'altro che noi” con un video-cartone, che come scopo aveva soltanto instillare subdolamente in me idee romantiche e farmi passare al lato rosa e infiocchettato di tutta la faccenda.





Poi ecco arriva lei. La colpevole per eccellenza “Il mondo insieme a te”.

"Mi hai rimesso al proprio posto i più piccoli pezzi della mia esistenza, componendoli, dando loro una coerenza. Com'è bello il mondo insieme a te, mi sembra impossibile che tutto ciò che vedo c'è da sempre solo che io non sapevo come fare per guardare ciò che tu mi fai vedere.Com'è grande il mondo insieme a te, è come rinascere, vedere finalmente che rischiavo di perdermi mille miliardi più di cose se tu non mi avessi fatto il dono di dividerle con me."

Perchè poi una persona ci crede a queste cose e l'utopia è a un passo breve.
Quando passi al lato sbagliato così piccola, poi le prime letture consapevoli e volontarie volgono lì ai colpi di fulmine, agli amori epici, alle storie d'amore impossibili, all'amore che va contro tutto e se c'era una minima possibilità di redenzione, quella svanisce tra le pagine di Jane Austen. 

Però devo dire che Max per accertarsi che io non abbia ricadute durante gli anni ha fatto sì che in ogni cd ci sia almeno un brano ( EccotiTu come il sole (risorgi ogni giorno), L'universo tranne noi ) atto principalmente a ricordarmi che ormai sono fregata. Sono da quella parte lì, dalla parte di quelle persone che hanno optato per non accontentarsi finchè non ci sono tutti i crismi, quelle persone che se il malcapitato non ricopre tutte le aspettative, non si aspetta e pazienta, ma si cambia in nome di "quello giusto" che deve arrivare.

Quelle, come direbbe Mater, che resteranno zitelle per la vita.

 Torino, 14 dicembre 2013

domenica 2 febbraio 2014

The Vow - La memoria del cuore

Entrambe le immagini provengono
dal sito ufficiale del film
Ecco diciamo che ci sono scelte e scelte. 
Scelte oculate e scelte incaute.
Guardare The Vow la domenica sera entra a pieno titolo nella seconda tipologia.
Tutta colpa di un incomprensibile e irrazionale amore per la stacanovista Rachel McAdams.

Se poi ci si mette la frase "il settimo film drammatico-sentimentale di tutti i tempi", va da sé che dopo cinque minuti era già aperto in streaming.
Anche se a dire il vero non ho capito settimo per cosa.
Al botteghino ha avuto un successo enorme, così come enormi sono state le stroncature della critica. Quindi non mi capacito di quale sia il criterio di questo settimo posto.

Però come già detto c'era Rachel McAdams, c'era questa fantomatica settima posizione, c'era che dovevo aspettare le 21.35 o più per la prima serata su Raiuno.

Non l'avessi mai fatto. Le lacrime, le lacrime versate per quel film sono inquantificabili.*

Di solito la fase pianto principia verso metà film. Prima devo affezionarmi ai personaggi, solo dopo posso piangere come si deve. Stavolta? Macchè. Al terzo stacco ero già in una valle di lacrime.
Si è raggiunto l'apice con singhiozzi verso metà, un fiume in piena, il lato tragico è che non c'è un buono e un cattivo, uno da amare uno da odiare. Se lei non si ricorda di suo marito, che colpa ne ha? Se lui è follemente innamorato di sua moglie, che colpa ne ha? e giù a piangere.

Una lacrima sono certa fosse per le innumerevoli volte in cui hanno cambiato colore e taglio ai capelli alla povera Rachel McAdams, che in questa foto sembra Doutzen Kroes.

Mi dispiace solo che la prossima volta che lo guarderò non avendo più sorprese non verserò una lacrima.

*Blogger sostiene che la parola inquantificabile non esista e si ostina a sottolinearla. Conoscendo questo saputello è più probabile che abbia più ragione lui rispetto a me, ma solo una parola può definire la mole di lacrime e questa parole nonostante Blogger è proprio lei: "INQUANTIFICABILE".

venerdì 31 gennaio 2014

Island in the stream

"Perchè ti tieni tutto dentro? Guarda che puoi piangere, hai appena preso un palo in fronte, forse il più grande palo in fronte tu abbia mai preso. Anzi no, la botta maggiore è stata tua cugina, diciamo che al secondo posto puoi metterci questa. Ti è successa una cosa brutta, non ti è richiesto essere simpatica e riderci su mentre dentro vorresti solo picchiare qualcuno. Se senti di piangere, piangi. Se senti di doverne parlare davvero, senza dover impersonare quella che l'ha già superata, parlane. Però non chiudere tutto in una scatola, vivile le cose, vivile anche con gli altri, con chi ti vuole bene. Capisco che adesso hai un attimo di smarrimento su chi ti vuole davvero bene, su chi considerare dalla tua parte.
Non sei un robot. Per quanto tu aspiri a diventarlo non lo sei.
Adesso smettila di fare quella faccia, so che certi discorsi per te sono penitenze, ma sai una cosa? Nelle tue manie e nel tuo usare parole strane sei proprio bella"

giovedì 23 gennaio 2014

In assenza

Mater non c'è. Fratello nemmeno.
Sono a casa da sola per due giorni. *

In assenza dei familiari si è compiuto il massimo della trasgressione. Andare di soppiatto a far la spesa, tornare con il pane per l'hot dog, wusterl e il preparato per 12 pancake.



*A te che grazie alle tecnologie gentilmente offerte dall' NSA per la rintracciabilità dell'indirizzo IP puoi sapere dove vivo e tutto il resto, sappi che ora mentre il post è pubblicato sono TUTTI a casa e si sono aggiunti due gorilla di stazza spropositata davanti alla porta d'ingresso!

martedì 21 gennaio 2014

Ognuno nella vita ha gli idoli che si merita




Ho messo più google alert con un unico scopo: il concerto di Katy Perry a Milano.
Ancora nessuna data, ma pare che una data al forum ci sarà.

Sapevo che cercando compagnia avrei trovato terreno fertile, quindi sono andata a colpo sicuro.

M ha risposto: "certo che andiamo, vuoi che mi perda una figata simile?"

J: "Ma viene a Milano? oh se non viene a Milano andiamo a Londra!" Certo, come no.



Ora, ognuno ha un po' gli idoli che si merita.
E se qui abbiamo scelto di amare una dal cui reggiseno non si sa mai cosa possa venir fuori, si capisce che il lato trash è malamente celato. Ci si prova a fare i raffinati, cantautori o musica più di nicchia, ma poi quando partiva la pubblicità di Bake Off Italia con Roar in sottofondo era sempre un emulare il video con gesti inconsulti.


Perchè non puoi che adorare una il cui primo disco era di canti di chiesa e il secondo lo fa iniziare con 
I hope you hang yourself with your H&M scarf 
While jacking off listening to Mozart
Una che interpreta video in cui non se la crede quanto Rihanna, le si vuol bene.




E' anche una ragazza politicamente impegnata. Nessuno aveva mai sostenuto un presidente vestendosi da scheda elettorale. 

Chi sosterrebbe la rielezione con un abito giallo di paillettes raffigurante il volto del presidente degli Stati Uniti d'America ossia l'uomo più potente del mondo libero (dovuta citazione by Olivia Pope).






A noi "la Katy" ci piace.

Diciamo che J, non ha preso molto bene quest' ultima svolta bon ton. 
Da persona di sesso maschile non sapendo come girano le cose dà tutta la colpa a Jonh Mayer, pff, babbano.













Ma invece che in quel casto tubino color pastello che fa molto Jackie Lee Bouvier Kennedy Onassis o Carlà nella fase première...

mercoledì 1 gennaio 2014

2014 io ho fiducia in te!


Da Internazionale.it

sabato 28 dicembre 2013

Dear 2014,

sul qualunque sito si stilano classifiche, gli eventi più importanti, libri e cd più venduti, i personaggi dell'anno, le novità più rilevanti, le personalità più googlate.

Io non so fare classifiche.
Non so fare molte cose in realtà.
So fare benissimo i pacchetti regalo, ma solo quelli rettangolari o quadrati, quindi credo di dover depennare la voce so fare benissimo i pacchetti regalo o perlomeno sostituirla con so fare benissimo i pacchetti regalo con forme regolari.

Comunque nonostante la mia noncuranza quest'anno sta finendo e io non so fare buoni propositi e poi mantenerli, quindi 2014 come se tu fossi una specie di Babbo Natale ti chiederei delle cose, se tu sei d'accordo.

Sarò elastica, non pretendo di vedere tutto lì il primo di gennaio, ma c'è un anno di tempo e se ci si potesse lavorare su sarebbe tanto gentile da parte tua.



Il 2013 mi ha fatto il regalo più bello che io potessi mai ricevere, tre mesi che mi tengo stretta, tre mesi che mi mancano ogni giorno. Tre mesi in cui ho imparato a convivere con me, tre mesi in cui ho conosciuto ancora un po' come sono fatta e come reagisco. Tre mesi che nemmeno questa dilagante apatia invernale mi può portar via. Perchè lì c'era in continuazione la voglia di fare, disfare, rifare, strafare.


Detto ciò caro 2014 ti pregherei di non fare brutta figura in confronto al tuo predecessore.

Portami la voglia di tutto che so che da qualche parte ho. Dobbiamo solo togliere un po' di polvere che si è accumulata da settembre ad oggi, ma c'è.

Vorrei che mi riportassi Lei S. Perchè nonostante tutto mi manca.
Se tu potessi riportarmi anche G. non quella nuova, riportami la vecchia G, quella con cui sono cresciuta.

Se tu potessi portare quel lavoro saresti davvero gentile.

Poi veniamo ad una situazione scottante. Ho realizzato che dormo con lo stesso pigiama di pile della nonna acquisita, quindi non posso lamentarmi se non trovo uno straccio di fidanzato perfetto.
Non chiedermi di prometterti che abbandonerò le tenute casalinghe da disperata, ma 2014 lavoraci un po' su (per la lista dei requisiti ti giungerà una mail molto dettagliata).
Ah, piuttosto che portare casi umani, lascia stare.


Però tutto questo chiedere e non ti do niente in cambio. 2014 per me 4 o 5 kg te li do!

giovedì 26 dicembre 2013

L'invisibilità

Fino a poco tempo fa se qualcuno mi avesse chiesto quale super potere mi sarebbe piaciuto avere sarei stata indecisa tra l'invisibilità e il teletrasporto.

Si avrei riflettuto un attimo e valutato che l'invisibilità dev'essere una cosa bellissima, essere ovunque senza che nessuno sappia che tu ci sei, comportarti come vuoi, senza che gli altri girino la testa per guardarti, assistere senza che nessuno ti noti. Si, l'invisibilità sarebbe veramente interessante.

Il teletrasporto, beh, per evidenti motivi. Sarebbe il potere più straordinario. Ti svegli nel tuo letto, colazione veloce a Parigi, puoi anche lavorare nel paesino più sfigato sulla terra che comunque nessuno ti toglie il diritto della pausa pranzo a Central Park, o su una spiaggia della Polinesia. Essere ovunque.

Si, credo che se la sarebbero giocata ardentemente l'invisibilità e il teletrasporto.

Adesso no. Adesso che sto sperimentando l'invisibilità no. Non mi piace più l'invisibilità. Proprio quello che prima avrei elogiato “assistere, senza che nessuno ti noti” adesso non mi piace, soprattutto adesso che sono invisibile solo per le persone a cui tengo.
Come non ci fossi, come non esistessi. La loro vita prosegue e io sono lì, io vorrei urlare, “ci sono, parla con me” o “riconosci almeno il fatto che io esista” invece o sono urla solo nella mia testa che il mondo non può sentire o i destinatari non le vogliono ascoltare. Essere invisibile non mi piace.
L'invisibilità la odio. 

Adesso vorrei solo il teletrasporto, capace di portarmi ovunque. Ovunque io e la mia invisibilità.


Non voglio essere invisibile. Non mi piace che nessuno mi veda, nessuno mi senta, nessuno si scomodi per capire cosa dirmi, come comportarsi con me.

Nir Elias - Reuters

domenica 8 dicembre 2013

December situation

Stanotte sentivo in continuazione uno spiffero sulla fronte. Avendo la testa vicino alla finestra ho pensato fosse socchiusa. Abbandonare il torpore dello scaldasonno e affrontare in canottiera il gelo per controllare se la finestra fosse chiusa bene?No. Mi sono girata dall'altro lato, rimanendo nella convinzione di sentire uno spiffero stavolta sulla schiena, sotto al piumone e con lo scaldasonno acceso.La psiche che brutta roba.


Un po' la sinossi del mio dicembre, ma anche del mio novembre a volerla dire tutta.


Sto. Io sto. E sto così nel mio posto sicuro che non ne esco nemmeno per controllare se tutto attorno le cose siano a posto, lascio che le cose capitino, preferisco sopportare un fantomatico spiffero piuttosto che controllare per poi dormire tranquilla.

Dicono che passa. Lo dicono tutti.“tutti” è un valido punto di riferimento? “tutti” è abbastanza per fare di una supposizione una teoria?

Non si sa, comunque "tutti" dicono che è un momento, capitano dei momenti in cui non ti piaci perchè non ti riconosci e che poi passa. Ti sorpassa, ti trapassa.

martedì 3 dicembre 2013

Cara Rai ti scrivo

e no, non ti scrivo perché m'annoio un po', ma proprio perché io e te si deve parlare dei tempi in cui ero una bimbetta e ricordo con vago senso di piacere che la prima serata iniziava alle 20.30. Si,si. 20.30.

All'università ho seguito un corso davvero interessante sulla storia della tv e si, mi hanno anche spiegato il perché dello slittamento di quasi un'ora della prima serata, ah Antonio Ricci!
Però c'è un però... Io lo sceneggiato su Anna Karenina lo volevo guardare (si, anche nonostante gli attori abbiano doppiato se stessi discutibilmente), ma se si inizia alle 21.17 io reggo solo fino alla prima o seconda pubblicità, poi la palpebra cala irrimediabilmente.
Quindi, parliamo amabilmente. Perché non eliminare Insinna (non necessariamente fisicamente) e alle 20.30 massimo 20.45 ci si dedica al ballo di Anna e Vronsky?



Tanto la concorrenza Rai-Mediaset è defunta, è inutile allinearsi con gli orari per avere tutti i canali ai blocchi di partenza alla stessa ora.
Che poi a volerla dire tutta se in questa famiglia si cena tardi è colpa dei palinsesti tv. Se mangiassimo alle 19 la povera Mater mentre aspetta che le inizi La grande famiglia fa in tempo ad entrare in fase rem.

Quindi cara Rai/Uri/Eiar in quanto mi si è spiegato che sei un servizio pubblico, non lasciarmi col cruccio di dove lo sceneggiatore abbia interrotto la prima puntata e soprattutto se mi sono persa l'urlo quando
Vronsky cade da cavallo, che poi non sono tranquilla.

Se eliminare del tutto Insinna richiede un esborso elevato mettiamolo in stand by almeno le serate in cui c'è qualcosa di interessante.

Detto ciò ringrazio per la presenza di Un giorno in pretura che anima i miei sabati sera, anche se la mia amica Franca Leosini che velatamente si prende gioco di Miss Gucci mi manca tanto!


Orsù, ora si faccia qualcosa per gli orari delle messe in onda


Cordialmente
S

martedì 19 novembre 2013

Essere felici

Sono quasi vicina alla conclusione che ci siano persone che proprio non riescono a godersi niente e forse faccio parte di questa stupida e ingiusta cricca.
È per lo più questione di apatia. Ogni giorno lo scopo c'è ed è "imparare a parafrasare a menadito due canti del Furioso". Ma è davvero possibile che non ci sia altro nella mia vita ora come ora?
È così impensabile che io non riesca ad essere felice di ciò? Mi sento idiota alla fine di ogni ottava, ripeto, m'incarto e ricomincio. Poi arriva in sordina il magone. Eccolo che si avvicina e quando arriva tutto peggiora. Tutto.
Ripeto in loop che va tutto benissimo, a volte vorrei crederci davvero.
Non saprei come fare.
Come faccio a lamentarmi?
Di cosa posso lamentarmi?
Con chi posso lamentarmi?
Tutto va in caciara. Mi ripeto che nulla potrebbe essere migliore e mi spengo ancora un po'.
Ogni giorno un po' di più, un altro pezzettino di me si siede e mi dice "quando ti deciderai a darti da fare, noi siamo qui, pronti".
Ogni giorno un'iniziativa si addormenta, un'idea se ne va, un progetto salta.
L'idea di scendere a Roma mi sta mettendo ansia. Sono due giorni. Me lo ripeto, ma mi agita tantissimo questa cosa. Non ci voglio andare e mi metterei a piangere ogni volta che realizzo che ci devo andare.
Domenica a Milano, altrettanto. Non voglio. No.
Lasciatemi qui da sola. Qui. Sola.

"Stupida! Ho tirato fuori il carattere a maggio, nessuno mi avrebbe dato due soldi, invece è andata nel migliore dei modi.
Cosa mi succede adesso? Perché tutto fa male? Perché non trovo pace in niente? E tutto sembra strattonarmi da una parte all'altra senza vedermi reagire?

"Vieni a Salisburgo? Dai dormi da me. Il treno costa 39 euro" e io non ci voglio andare. No, nemmeno un giorno. E non ho la più pallida idea del perché.
"Ma quando vieni a Londra? Il 31 lo facciamo qui?"
Già io ho grandi problemi con il 31 dicembre se poi ciò implica andare a Londra, altro che ansia, qui è destabilizzante.
"Hai preso i biglietti per Torino?"
No, non li ho presi. Perché per quanto io ci tenga a rivedere la mia amica e vedere quel concerto... Se ci penso, aumenta la frequenza cardiaca.
Non è normale, niente di tutto quello che mi succede è normale, eppure sta succedendo e non riesco a farci niente.

Non riesco a controllare quello che mangio, non riesco nemmeno a impormi di uscire per fare sport.
L'idea che Natale si avvicini non mi entusiasma, è solo un'altra fonte di agitazione. Non riesco nemmeno a controllare le reazioni del mio fisico.

Sono sempre stata brava ad impormi le cose, non ci riesco più. "Finisci questa ottava" e non faccio chissà cosa, la fisso. Fisso una pagina stampata. Non leggo, niente. Fisso i caratteri senza dar loro un qualsivoglia senso senza concludere nulla.

Mi reputo fa sempre una persona metodica, piccoli riti quotidiani per avere delle certezze, dove di certezze ne ho sempre ricercate più di quante non me ne fossero fornite. Adesso tutto annoia. Anche le piccole cose. Tutto.
Forse ho qualcosa che non va, forse è un periodo e basta, forse devo rimettermi in sesto un passetto alla volta senza pretendere subito la luna.
Forse ho un carattere che se mi è concesso il lusso di star ferma e pensare tendo sempre al nero.

E cosa farne del senso di colpa?
Quello gravita in continuazione. Non mi è chiesto altro se non studiare ed essere felice. Perché non riesco a portare a termine nessunA delle due cose?
Io non sono così, non sono quel tipo di persona, costantemente infelice senza alcun motivo apparente, ma sto diventando più scura. Sto perdendo quei già citati pezzettini e non voglio.
Non voglio allontanarmi sempre più da quello che sono perché così non mi piaccio nemmeno un po'.
Davvero per niente. Non mi piaccio come figlia, come studentessa e come amica. Sto incasinando troppe cose senza accorgermene.
Tutto questo finirà vero?!

Non c'è alcun tipo di correzione, di rilettura o di revisione degli errori di battitura. Se rileggo cancello.
Anzi, probabilmente questo sparirà presto, ma ho voluto scriverlo, perché tanto questo spazio è piccolissimo e i post che vengono letto sono solo quelli sulle serie tv, ma scrivere e vedere tutto quello che mi sta passando per la testa spiattellato lì forse è il primo piccolissimo passo per tornare da me.

domenica 10 novembre 2013

venerdì 1 novembre 2013

Devo dirti una cosa

- Ma quindi questa cosa che devi dirmi ma non sai come dirmi?
- Ti ci devo far arrivare per gradi
- è così complicata?
- Concentrati. Prendiamo te per esempio
- Pessima premessa. Non mettermi in un esempio, non funziono mai negli esempi. Sono una variabile troppo variabile.
- Ti ho detto che prendiamo te come esempio. Con chi stai uscendo?
- Lo sapresti. Lo sai. Nessuno. Ma proprio nessuno in generale, esiliata proprio.
- Quali esseri di sesso maschile hai sentito in questi due giorni?
- Ma boh. Le paranoie di J, una spia venuta dal freddo dell'Emilia e M.
- Prendiamo M che l'hai anche visto, no?
- Dimmi dove vuoi arrivare
- Zitta. Prendiamo M. abita vicino a te, non è brutto esteticamente, anzi. Non è scemo. Parla correttamente l'italiano. Ha una cultura.
- Fermati. No! Mai!
- Perchè no?
- Perchè ti ho detto no. È più piccolo, è un casino ambulante, non ha mai visto il Trono di Spade, stava con una di 5 anni in meno di cui mi ha raccontato cose che potrebbero andar bene per un plot di Federico Moccia e poi non mi piace.
- Appunto, tu quindi non ti innamoreresti mai di lui
- Ti ho appena dato un elenco esaustivo. Ah, ho capito. Adesso ho colto dove volevi arrivare. Facevi prima a dirmi Mila Kunis e Justin Timberlake e io avrei capito molto prima.
- Ecco quello
- Ok


- Dici che è ok?
- Se a te sta bene, a me sta bene.
- Non mi dici che merito di meglio? O che boh.
- Se sei convinta no.
- Sono convinta
- Inizia la replica di un medico in famiglia, credo che oggi ci sia Guido che tradisce Maria, ci sentiamo dopo o domani, ok?
- Ah, ma quindi è davvero ok o è una tecnica passiva – aggressiva?
- LeiM è ok! Se vuoi sviscerare dalla A alla Z il tutto lo facciamo, ma non credo tu non voglia farlo visto che chiedi a me cosa ne penso per convincerti. Solo una domanda poi per me può bastare: ancora in potenza o già in atto
- Seconda. E mi diresti “è brutto”
- Enought

Siamo provincialotte nello spirito. Ci crogioliamo nella convinzione di essere ragazze emancipate, in grado di prendere delle decisioni e portarle avanti senza dover dimostrare nulla. Ci ripetiamo che non finiremo mai tristi e sole in una villetta a schiera in un paesino, lavorando part-time per seguire i figli. Ci ripetiamo che noi non avremo mai la mentalità da paese. No, abbiamo studiato, abbiamo visto che c'è un mondo fuori dalla provincia della bassa lombarda. Ce lo ripetiamo, ma appena una deve dire all'altra che sta frequentando un ragazzo senza alcun piano a lungo termine, senza qualsivoglia implicazione che preveda la sua presenza a compleanni o feste comandate ci si arrampica sugli specchi.
Chissà cosa pensa l'altra e l'altra in questione è la tua migliore amica da 19 anni o giù di lì.
“Adesso sono convinta, ho capito cosa voglio e cosa no. Non voglio qualcuno che se non scrive mi inverso, non voglio arrabbiarmi se si dimentica le cose, non voglio dover uscire per forza, non voglio dover fare le cose perchè si fa così. Non me ne frega di avere un moroso. Proprio per niente. Si, la fase iniziale è bella, ma quanto dura? E poi che fatica, centellinare le cose, pensieri e contropensieri. Scrivo o non scrivo. Tocca e me o a lui. Perchè mi ha scritto ok e non ha chiesto altro? Forse voleva troncare la conversazione? Non voglio un moroso per cui sorbirmi partite di calcio o film orribili e poi dire oh che bello. Devo studiare non ho tempo per queste cose e quando ho tempo preferisco fare qualcosa che mi piaccia davvero. E questo credo non faccia di me una persona superficiale o orribile"



giovedì 31 ottobre 2013

Barriere architettoniche

- Tuo fratello ha portato su sia il vetro che i piumini?
- Ma pesano poco i piumini
- No, li ha portati su oggi

It's ok

lunedì 21 ottobre 2013

What about the city?

Ci ho provato e tanto, ma non ci riesco.
Credo potrei scrivere scemenze su qualsiasi cosa, ma non riesco a mettere due parole in fila su quello di cui ora mi premerebbe scrivere.
Non pensavo mi sarei mai trovata a fissare per più di dieci minuti una lineetta che lampeggia su una pagina bianca. Avere in testa così tante cose da voler esprimere e non riuscirci. Mi sono ripetuta più volte, "è semplice, parti a getto, poi alla grammatica ci si pensa", mais rien à faire.

Nulla che riesca ad essere all'altezza, o che riesca anche semplicemente ad avvicinarcisi.
Credevo che scrivere una parola e cancellarne quattro accadesse solo davanti alle e mail per i professori, o ai saggi, o quando devo scrivere una lettera motivazionale.

Bloccata completamente da me stessa non mi resta che cercare la sempre citata levetta da far scattare.
Poi si dice che una volta trovato e sistemato l'ingranaggio difettoso sia tutto in discesa. Ma gli stessi dicono anche che cinque pasti al giorno facciano dimagrire.


giovedì 10 ottobre 2013

La cabina

Da quando ero una nanetta alta un metro o giù di lì ho iniziato ad andare in campeggio con nonna.
La poveretta restava tre lunghissimi mesi con tre teppistelli in Romagna.
Un week end veniva mamma, un week end veniva papà, uno lo zio, uno la zia.
E ovvio il sabato era atteso con ansia, trepidazione. Andiamo alla sbarra? Possiamo andare ad aspettare alla sbarra? Stiamo lì fermissime, promesso. Non superiamo la sbarra e ogni tanto veniamo a dirtelo.
E quando quel qualcuno arrivava era festa. Arrivava con la spesa per la settimana, arrivava con qualche gioco nuovo, rigorosamente uno per uno e solitamente lo stesso ma in colore diverso per me e G.
Quando arrivava Papi ero su di giri perchè significava che ci avrebbe portato in giro con il gommone e avrei indossato quel bellissimo giubbottino arancione con il fischietto attaccato.
Quando arrivava Mater voleva dire che i nostri ristretti confini (in spiaggia a destra non superare il palo del bagno 37, a sinistra non superare il palo del bagno 35. In acqua solo tre ore dopo i pasti e solo a compiti fatti. In campeggio non si superava la montagnetta, in spiaggia senza un adulto…vade retro. In bicletta per il campeggio si, ma passare di tanto in tanto a dire nonna siamo vive)
Quei limiti con Mater sconfinavano un po', ecco, tranne i compiti, quelli anzi erano doppia o tripla razione, perchè potevamo fregare la nonna, ma Mater non la si fregava. Con Mater la domenica si andava in giro e soprattutto una volta a stagione ci portava a Mirabilandia. E Mirabilandia era una di quelle uscite da non farti dormire la sera prima per l'eccitazione e l'agitazione.
Quando arrivava zio era come se arrivasse un nostro pari, ci teneva in spiaggia non fino le canoniche 5.30, ma a oltranza, facendoci tornar su dopo le 7 con la povera nonna che avrebbe voluto ucciderlo. Lui non ci metteva la crema solare, non ci stressava con metti il cappello in testa, non ci contava le tre ore per il bagno, se non mangiavamo a pranzo, ma dopo un’ora volevamo il gelato non ne faceva un caso di stato e soprattutto ci portava a quegli scivoli ritenuti pericolosissimi da nonna. E quanto ce la tiravamo quando tornavamo in campeggio siamo andati agli scivoli d’acqua del bagno 1 e la cosa ci faceva sentire alquanto fichi all’interno del gruppo.
Quando arrivava zia per lo più non cambiava nulla, aspettavamo con ancor più ansia il week end successivo.

Ma dal lunedì al venerdì il momento più atteso dopo la baby dance e il mini club era solo uno: la cabina telefonica.
Quella povera disgraziata della nostra custode dopo averci fatto far la doccia, asciugato i capelli, cenato e fatto scegliere con la giusta dovizia per i dettagli cosa avremmo indossato per l’evento mondano che ci attendeva ci portava alle cabine telefoniche per chiamare a turno un genitore. Le liti, le corse e quant’altro, tutto non per sentire il malcapitato dall’altro capo del telefono, ma solo per mettere nel cabina i gettoni o la schedina. Appena si pronunciava la magica parola cabina, c’era la corsa sfrenata, che per lo più finiva con noi che dopo esserci accapigliati, uccisi e il più delle volte sbucciati qualche ginocchio arrivavamo e ci dovevamo mettere in fila. Le file per le cabine telefoniche erano l’incognita più incognita del mondo.
Al supermercato lo vedi dal carrello. Aspetterò 10 minuti o aspetterò un’ora? In cabina telefonica come lo si sapeva? Che ne sapevamo noi se quello davanti doveva dire un ciao, sono vivo o era una ragazza che non sentiva il fidanzato da una settimana e doveva raccontare tutto, tra cui i tradimenti consumati con gli animatori?
Noi non eravamo propriamente svegli, da metterci in tre file diverse e attendere, ma eravamo talmente rompicoglioni che qualcuno mosso da pietà ci faceva anche passare per poi pentirsi quando entravamo in cabina e si litigava.
Io faccio il numero e tu parli
Tu fai il prefisso, tu il numero e tu rispondi.
No, ha risposto ieri
Allora rispondi tu
E io? Perchè io non rispondo mai
Rispondi domani
No
E poi una volta decisi i ruoli la frase era sempre quella e quella è stata quella per anni e anni, finchè non è arrivato il cellulare.
ciao, noi stiamo bene. Stamattina siamo andati al mini club in piscina, poi abbiamo mangiato, poi abbiamo fatto i compiti, poi siamo andati al miniclub in spiaggia e abbiamo fatto il bagno, poi abbiamo fatto i balletti, poi abbiamo fatto la doccia, poi abbiamo mangiato e adesso ciao che è tardi e noi dobbiamo andare a fare la baby dance e no, non facciamo arrabbiare la nonna. Ciao.


Nonna, adesso andiamo?

sabato 5 ottobre 2013

New York #1

Che io abbia i miei tempi per capire e realizzare le cose è un dato di fatto e che io abbia iniziato tre giorni fa a vedere Il trono di Spade ne è un' ulteriore testimonianza.
è già passato un mese dal ritorno da New York e sebbene a tratti appaia molto più tempo ho appena iniziato a lasciar sedimentare le cose, le persone, gli insegnamenti e tutta quella gamma emozionale a tinte forti con cui ho convissuto.

Solo adesso riesco a mettere ordine in quei tre mesi. Appena tornata era come vivere in una tempesta di sabbia, era tutto talmente ancora vivo e forte che non riuscivo a spiegarmi, a scendere a patti con i ricordi.
Poi pian piano tutta quella sabbia si è depositata e ho iniziato a veder chiaro.

Tutto questo preambolo era mirato a introdurre l'inizio del racconto newyorkese.

Non voglio perdermi i pezzi, voglio tenermi tutto appiccicato nei ricordi, quindi scrivo.

Le fotografie saranno solo frutto di un iPhone e di un maldestro tentativo di capire cosa valesse la pena di essere fotografato a discapito di altro, quindi niente di eccezionale, niente che renda merito a come si vedevano le cose lì, a come si respiravano, a come ci si sentiva allo stesso tempo delle formiche e dei "grandi" per essere lì dove tutto succede e farlo succedere DA SOLA.




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